Ci sono momenti nello sport in cui tutto sembra improvvisamente più difficile.
Il gesto che in allenamento esce naturale diventa rigido, le gambe si fanno pesanti, la mente corre più veloce del corpo. E quella sicurezza che sembrava incrollabile lascia spazio al dubbio.
È la pressione.
Ogni atleta, prima o poi, la incontra, e non importa il livello, la disciplina o l’esperienza. Certo, cambiano le situazioni, ma la sensazione è la stessa: qualcosa dentro di noi rischia di perdere il proprio equilibrio.
Ed è proprio in questi momenti che entrano in gioco le routine pre gara.
Non sono superstizioni, non sono tic nervosi e non sono gesti casuali. Sono strumenti mentali che permettono all’atleta di ritrovare stabilità, concentrazione e fiducia quando la pressione prova a portarlo fuori dal proprio centro.
Perché sotto pressione cambiamo
La pressione ha un effetto particolare sul nostro cervello: ci porta a pensare troppo. Iniziamo a fare calcoli, a immaginare scenari negativi, a preoccuparci del risultato o del giudizio degli altri.
«E se sbaglio?»
«E se deludo qualcuno?»
«Devo assolutamente fare bene.»
Il problema è che la prestazione sportiva vive nel presente, mentre la pressione ci spinge nel futuro a pensare al risultato, che non possiamo controllare, perché è semplicemente la conseguenza della prestazione…
Così perdiamo il contatto con le nostre sensazioni, con il ritmo del respiro e con quello stato mentale che ci permette di esprimerci al meglio.
Una routine efficace serve proprio a questo: riportarci nel qui e ora.
La routine è un’ancora nei momenti decisivi
Osserva i grandi campioni. Molti di loro ripetono sempre gli stessi gesti prima di una gara o di un’azione importante.
Un tennista sistema le corde della racchetta (ma chi non ricorda la routine maniacale di Rafa Nadal!), un tiratore compie gli stessi movimenti prima di entrare in pedana e prima di imbracciare il fucile o impugnare la pistola, un cestista fa un respiro profondo prima del tiro libero, e potrei continuare a lungo.
Da fuori possono sembrare semplici abitudini, rituali superstiziosi o tic nervosi; da dentro, invece, rappresentano un messaggio molto preciso:
«Sono qui. Sono pronto. Posso fidarmi di me».
La routine diventa un punto fermo, una zona di stabilità che rimane uguale anche quando tutto il resto cambia.
Cambia l’importanza della gara, cambia l’avversario, cambia il contesto, ma la routine, invece, resta lì, ed è proprio questa continuità a dare sicurezza all’atleta.
La parte invisibile della routine
Molti pensano che una routine sia semplicemente una sequenza di gesti da ripetere, ma, in realtà, la sua forza più grande è invisibile.
Una routine funziona davvero quando riesce a generare uno stato emotivo utile alla prestazione.
Calma. Fiducia. Energia. Determinazione. Concentrazione. È qui che entrano in gioco gli ancoraggi emotivi.
Un ancoraggio è uno stimolo capace di richiamare rapidamente uno stato mentale preciso.
Può essere una parola, un gesto secco, una sequenza di azioni, una respirazione, un’immagine mentale o una frase che l’atleta associa a un momento di grande efficacia.
Quando viene allenato correttamente, l’ancoraggio permette di accedere più facilmente alle risorse interiori di cui abbiamo bisogno nei momenti decisivi. In altre parole, ci aiuta a ritrovare la nostra versione migliore.
Gli ancoraggi non si improvvisano
Molti atleti cercano di costruire una routine da soli, oppure ne hanno sviluppata una in modo del tutto inconsapevole. Qualcuno riesce a trovare la formula giusta, ma spesso il rischio è creare una serie di gesti privi di un reale significato emotivo.
Una routine potente non nasce per caso: si costruisce, si prova, si allena e, soprattutto, si personalizza in funzione delle caratteristiche di ogni singolo atleta.
Sì, perché ogni atleta è diverso: ciò che genera fiducia in una persona potrebbe non avere alcun effetto su un’altra.
Per questo il lavoro con un Mental Coach può fare la differenza.
Il valore del mental coaching nella costruzione della routine
Il compito del Mental Coach non è fornire una formula magica uguale per tutti: è aiutare l’atleta a comprendere come funziona la propria mente e a costruire strumenti realmente efficaci.
Attraverso il mental coaching è possibile individuare:
- lo stato mentale che favorisce la prestazione;
- le emozioni che devono essere richiamate prima della gara;
- i gesti e le parole più efficaci per creare un ancoraggio;
- le strategie per rendere la routine stabile anche nei momenti di maggiore pressione.
Una routine ben costruita diventa così un rifugio mentale, un luogo interiore nel quale tornare ogni volta che la tensione aumenta e il rumore esterno rischia di prendere il sopravvento.
La tua routine racconta chi sei
Ogni volta che stai per entrare in campo, salire su una pedana o affrontare una competizione, stai inviando un messaggio al tuo cervello.
Puoi dirgli:
«Spero che vada tutto bene».
Oppure:
«Sono pronto, so cosa fare, posso fidarmi di me, voglio dare il mio 100%!».
Spesso la differenza tra queste due frasi è nascosta proprio nella qualità della tua routine pre gara, perché…
… la pressione non si elimina: si impara a gestirla.
E le routine vincenti, costruite e allenate con consapevolezza, possono diventare uno degli strumenti più potenti per permettere all’atleta di esprimere il proprio potenziale quando conta davvero.
È il momento di agire!
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