Hai mai fatto caso a cosa succede esattamente un attimo prima di compiere un gesto decisivo?
Non durante. Non dopo.
Prima!
Quel secondo sospeso in cui sei fermo, immobile, ma dentro sta succedendo tutto. È lì che decidi, spesso senza accorgertene, che tipo di prestazione farai. Ed è lì che molti atleti perdono senza nemmeno rendersene conto, perché…
… il gesto non nasce nel corpo. Nasce nello stato mentale con cui ci arrivi, a quel gesto.
Quando ho capito che il gesto iniziava prima
Nella mia prima vita sportiva, ero un pesista (come dici?, non sapevi che in gioventù sollevavo una locomotiva alla settimana? Clicca qui!) e, nel corso del tempo, avevo costruito una routine molto precisa prima di ogni alzata. Non era casuale, non era estetica: era un gesto funzionale.
La mia gestualità non finiva quando toccavo il bilanciere; finiva prima, molto prima.
Tutto si chiudeva con tre respirazioni finali.
Tre!
Non due, non quattro, proprio tre, ed erano il mio conto alla rovescia personale. Ad ogni respirazione associavo una frase mentale, una spinta, un comando interno. Non erano parole a caso: erano parole che mi portavano dentro il gesto. Ne parlo anche nel mio primo libro, il bestseller “Atleta Vincente”.
Alla prima respirazione iniziavo a staccarmi da tutto il resto. Alla seconda entravo completamente nel focus. Alla terza… esplodevo!
Smettevo di pensare, smettevo di controllare, lasciavo spazio all’azione: eseguivo.
Ed è lì che ho capito una cosa fondamentale: il sollevamento non iniziava quando tiravo il bilanciere; era già iniziato nella terza respirazione.
Le routine degli atleti: rituali o strumenti?
Se ci fai caso, ogni grande atleta ha una sua routine prima del gesto. E no, non è scaramanzia, è preparazione mentale, si tratta di ancoraggi emotivi potenti.
Pensa a Usain Bolt. La sua iconica posa della “freccia” verso il cielo non era solo spettacolo, era diventata parte della sua identità, del suo stato mentale. Era il modo per entrare nel personaggio, per caricarsi, per dominare la scena prima ancora di correre.
Oppure guarda Marcell Jacobs. Mani ai lati degli occhi per indicare la corsia, poi quel gesto sulle spalle, deciso, ripetuto. Anche lì: non è casuale. È una sequenza che porta dentro la prestazione (e se vuoi sapere che significato ha dato lo stesso Jacobs a quei gesti, contattami e te lo spiego).
Lo stesso vale per un tennista prima di servire, per un saltatore prima della rincorsa, per uno sciatore prima di lanciarsi dal cancelletto.
Tutti creano uno spazio mentale prima del gesto. La differenza è chi lo fa apposta… e chi lo subisce.
Gli atleti alle prime armi lo fanno inconsapevolmente; chi pratica sport in modo programmato e sistematico, invece lo allena.
La trappola: arrivare al gesto con la mente piena
Qui arriva il punto critico. Molti atleti lavorano tantissimo sulla tecnica, sulla preparazione fisica, sulla strategia, ma arrivano al momento decisivo con la testa piena di rumore.
Pensieri, dubbi, aspettative, giudizi:
“Devo farcela!”
“Non posso sbagliare!”
“E se va male?”
Risultato? Il gesto perde qualità, diventa rigido, meno fluido, meno efficace.
Diventa rigido, forzato, poco fluido non perché non sei allenato abbastanza, ma perché non sei libero mentalmente nel momento in cui dovresti esserlo di più.
È come voler eseguire un movimento perfetto… con il freno a mano tirato, pretendere anche che funzioni!
Hai una bicicletta? Se ce l’hai, o se ne hai mai avuta una, sai bene che se la catena è troppo tesa la pedalata diventa rigida, faticosa, manca proprio la fluidità. Anche il nostro corpo si comporta così: se le catene cinematiche sono troppo tese, il movimento, lo rimarco, diventa rigido, meno fluido, meno efficace.
Il reset: costruire il tuo momento prima
La soluzione non è (solo) “pensare positivo”. La soluzione è costruire consapevolmente il momento prima del gesto.
Devi costruire una tua routine potenziante. Non per abitudine, ma per entrare nello stato giusto, nel “Flow”, ovvero dentro alla tua “Bolla di Energia” .
Può essere fatta di:
– respirazioni;
– parole chiave;
– gesti ripetuti;
– focus visivo;
– ritmo interno.
Non esiste una formula universale: esiste quella che funziona per te.
L’importante è che quella sequenza abbia uno scopo chiaro: portarti nello stato mentale giusto.
Non carico a caso, non agitato, non iperattivo, ma…
… presente, lucido, pronto!
La verità che pochi accettano
La prestazione, dunque, non nasce nel gesto, nasce prima. Nasce in quel secondo invisibile in cui entri nell’azione, nel modo giusto o in quello sbagliato. E se quel momento lo lasci al caso, stai lasciando al caso una parte enorme del tuo risultato.
Come dico spesso ai miei Coachee:
non è quello che fai a fare la differenza, è come ci arrivi!
Allenamento pratico: crea il tuo “prima”
Ti lascio una sfida concreta. Nel tuo prossimo allenamento o gara, non concentrarti solo sul gesto: lavora sul momento che lo precede.
Scegli una sequenza semplice (2-3 elementi), una respirazione precisa oppure una parola chiave potente
Ripetila sempre, uguale, con consapevolezza e intenzione. All’inizio ti sembrerà una specie di forzatura, poi diventerà naturale, e a un certo punto… indispensabile: avrai creato il tuo ingresso nella prestazione.
E lì, finalmente, smetterai di subire il momento e inizierai a entrarci nel modo giusto. E per te cambierà tutto.
È il momento di agire
Per creare un ancoraggio emotivo davvero potente, fissa subito una Sessione di Coaching Preliminare e Gratuita e ne parliamo assieme. Perché a volte basta davvero poco per cambiare completamente i risultati che puoi ottenerne…





