“Dai, motivati. Stringi i denti. Spingi ancora un po’!”.
Quante volte te lo sei detto? E quante volte ha funzionato… fino a un certo punto?
Se sei un atleta, un coach o un professionista già maturo, probabilmente conosci bene questa sensazione: la motivazione c’è, l’impegno anche, ma la performance non fa il salto che ti aspetti. È come se qualcosa si fosse inceppato.
Ed è proprio lì che inizia il vero lavoro mentale.
Quando l’impegno non basta più
Ricordo bene un allenamento che, sulla carta, doveva essere “normale”. Stesso campo, stesso programma, stesso obiettivo. Eppure dentro sentivo una pressione diversa. Non era stanchezza fisica, né mancanza di voglia. Ero motivato, forse anche troppo…
Ogni gesto era controllato, ogni errore pesava il doppio. La testa era costantemente un passo avanti al corpo: misurava, giudicava, anticipava. Il risultato? Una prestazione piatta, rigida, senza flusso.
È una dinamica che ho visto spesso anche nel coaching: atleti che “fanno tutto giusto”, professionisti preparati, coach competenti… eppure bloccati.
La fregatura è continuare a usare la motivazione come unica leva.
Ne ho parlato anche quando ho affrontato il tema della motivazione come chiave del successo, ma c’è un punto oltre il quale amplificarla non serve più.
La trappola della motivazione continua
La motivazione è fantastica. Ti fa iniziare, ti fa rialzare, ti accompagna nei momenti difficili, ma quando diventa l’unico strumento, rischia di trasformarsi in pressione.
Più sei motivato, più vuoi controllare.
Più controlli, meno lasci spazio al pilota automatico.
Meno lasci spazio, più il corpo perde naturalezza e tutto si fa macchinoso.
Questo vale nello sport, ma anche nel lavoro, nella leadership, nelle decisioni importanti. A un certo livello, non sei bloccato perché “non vuoi abbastanza”; sei bloccato perché stai cercando di spingere qualcosa che avrebbe bisogno di respirare.
È lo stesso meccanismo che emerge nel dialogo interno dell’atleta: più cerchi di zittire la tua vocina, più lei alza il volume.
Il vero reset: smettere di spingere, iniziare a fidarsi
Il giorno dopo quell’allenamento ho fatto una cosa semplice, ma controintuitiva: ho tolto pressione.
Niente cronometro, niente obiettivo di prestazione. Solo un compito: esserci, essere nel mio “qui e ora”.
Non “fare meglio”. Non “dimostrare qualcosa”. Solo agire come la persona che so di essere, senza doverlo confermare a ogni gesto.
Il risultato? Fluidità. Presenza. E, ironicamente, una prestazione migliore, perché ho spento la mente cognitiva, quella che vuol controllare tutto, e ho lasciato agire il pilota automatico, che sa fare molto bene il suo compito, quando è addestrato nel modo adeguato.
Questo è il salto di qualità che molti non fanno perché sembra una resa, quando in realtà è un passaggio di livello. Come accade anche nei percorsi di costruzione della fiducia: smetti di cercare prove e inizi a muoverti da una base solida.
Il principio che cambia tutto
Qui sta il punto centrale.
Non si tratta di allenarsi meno.
Non si tratta di “lasciar perdere” qualche dettaglio.
Si tratta di smettere di usare la motivazione come carburante principale.
La motivazione ti porta fino a un certo punto. Da lì in poi serve identità, non spinta.
Quando agisci per dimostrare, sei sempre in difesa.
Quando agisci per esprimere chi sei, entri in attacco naturale.
Quanto pensi soltanto all’azione, il risultato arriverà come naturale conseguenza.
Questo è il vero lavoro maturo sulla performance: passare dal “devo farcela” al “so chi sono quando ci sono”.
È il momento di agire!
Se questo articolo ti ha “dato fastidio” nel modo giusto, è un buon segno, perché significa che sei pronto per un cambio di livello.
Se sei un atleta:
nel prossimo allenamento togli un riferimento di controllo. Un dato, un confronto, un giudizio. Osserva cosa cambia nella qualità del gesto.
Se sei un coach:
chiedi ai tuoi atleti o collaboratori non “quanto sono motivati”, ma “chi stanno cercando di essere quando performano”. La risposta dice molto di più.
Se sei un professionista:
nota quante decisioni prendi per confermarti e quante per esprimerti. Il salto di qualità nasce lì.
Se vuoi approfondire questo passaggio, nei miei PerCorsi e nei miei libri lavoro proprio su questo: aiutarti a smettere di spingere… e iniziare a performare davvero. Contattami e ne parliamo nel corso di una Sessione di Coaching Preliminare e Gratuita. Non per motivarti di più, ma per aiutarti a esprimere ciò che hai già costruito…





