Non lo faccio (quasi) mai. Perché il commento di un Mental Coach sui successi di un’atleta che non segue in prima persona rischia sempre di essere scambiato per opportunismo. O, peggio, per sciacallaggio.
Nel migliore dei casi si scrivono frasi già dette e ridette dalla cronaca sportiva, spacciandole per originali. Nel peggiore si mettono in fila banalità di portata sesquipedale.
Eppure oggi, con i muscoli delle gambe ancora intossicati dalla lunga giornata in pista, faccio un altro strappo alla regola.
Perché anche stavolta mi è stato chiesto a gran voce dall’amico Gian Paolo “Giampy” Casini, Maestro di sci e Allenatore. Era già successo il 17 dicembre 2022: un nanosecondo dopo il traguardo di Sofia “Braveheart” Goggia a St. Moritz, mi arrivò un messaggio che diceva più o meno: “Coach, scrivi qualcosa. Subito!”. Praticamente era un ordine…
L’emozione dentro il Rifugio Pulicchio
Oggi però è diverso. L’emozione l’abbiamo vissuta dentro il Rifugio Pulicchio. All’una e mezzo spaccata il salone era gremito: sciatori, maestri, bambini ancora con il casco in testa. Alberto Tomba fermò il Festival di Sanremo; Federica Brignone – perché sì, parlo proprio di lei, per chi fosse appena rientrato da Marte – ha letteralmente svuotato le piste.
Non ho avuto il guizzo di registrare quel momento, e me ne pento. Sarebbe stato un documento storico. Ma i brividi li sento ancora addosso. Un’esplosione collettiva di gioia che ha attraversato il rifugio dai pulcini ai veterani. Questi ultimi – compreso il sottoscritto – con gli occhi lucidi (l’età, dopo gli “anta”, aiuta la lacrima, diciamolo).
Non è il rientro dall’infortunio a essere straordinario
Tra i Maestri presenti ognuno ha detto la sua. Uno, con i capelli più bianchi dei miei, ha osservato qualcosa di apparentemente controcorrente:
«In fondo non è così eccezionale che Fede sia rientrata dopo un infortunio grave. Non esiste sciatore di quel livello che non si sia sbriciolato qualche osso o strappato qualche legamento».
E sapete una cosa? Non aveva torto. Possiamo discutere se l’eccezionalità stia nel fatto che pochi mesi fa La Tigre camminava con le stampelle, nella sua soglia del dolore fuori scala, nella resilienza muscolare e fisiologica. Ma sarebbero sofismi.
Ciò che è davvero STRA-ordinario – nel senso letterale del termine – è la sua capacità di puntare solo ed esclusivamente alla Vittoria Interna.
Vittoria Interna vs Vittoria Esterna
Un concetto che tratto nel capitolo 14 di “Allenati a Vincere” (sì, mi concedo un’auto citazione: durante le Olimpiadi ci bombardano di pubblicità, lasciatemi almeno questo…).
Vittoria Interna significa consapevolezza totale dell’azione. Significa immedesimarsi nel momento, ascoltare il corpo, vivere la curva mentre la stai facendo. Il risultato perde centralità. Diventa una conseguenza.
Federica si accorge di aver vinto quando vede “luce verde”, non prima.
Quando invece gareggi per la Vittoria Esterna, la mente… mente. Ti fa credere che stai dando tutto, ma in realtà ti carica di pressione, di aspettative, di paura di perdere.
Quando la Vittoria Esterna ti tradisce
Potrei riportare tanti esempi, ma ne scelgo uno su tutti: Ilia Malinin, il “Quad God”, il pattinatore che si è auto proclamato Dio dei Quadrupli.
Venerdì sera avrebbe potuto fare il compitino. Solo lui poteva perdere quell’oro olimpico. E infatti lo ha perso, divorato da una tensione che si è impigliata nella sua chioma fluente e lo ha trascinato a terra due volte.
Non ha perso contro gli avversari; ha perso contro la Vittoria Esterna.
Il mindset di chi è totalmente dentro l’azione
Federica Brignone invece è un caso di studio. Il suo Mindset è fatto di induzioni mentali che sa generarsi da sola, di affermazioni interiori che ripete come un mantra. Talmente sofisticate che persino la PNL – nata per modellare l’eccellenza studiando i migliori – qui sembra arrivare in ritardo.
La Tigre non scia per vincere: scia per essere perfettamente dentro ciò che sta facendo.
E quando sei totalmente dentro l’azione, il risultato arriva come una conseguenza dell’azione.
Non sempre, ma quando arriva, è inevitabile.
La felicità come vero traguardo
Grazie Fede, perché lo scopo della vita – oltre a progettare razzi per Marte – è provare felicità.
E lo sport è la via maestra per la felicità: per chi lo pratica e per chi lo vive da spettatore.
E chi non lo capisce… ha bisogno del Mental Coach! 😉
È il momento di agire!
Se il ruggito della Tigre ha scatenato qualcosa dentro di te, fai il primo passo e fissa una Sessione di Coaching Preliminare e Gratuita con me, così ne parliamo assieme…





