“Non riesco a capire cosa sto sbagliando. Mi alleno bene, sono costante, ma i risultati non arrivano più…”.
Se dovessi dirti quante volte ho sentito questa frase negli ultimi anni, perderemmo il conto. E la cosa interessante è che arriva quasi sempre da atleti seri, disciplinati, motivati. Gente che fa le cose “come si deve”. Ed è proprio qui che inizia il problema.
Perché a volte…
… il vero limite non è ciò che non fai: è ciò che fai da così tanto tempo da non metterlo più in discussione!
Quando l’impegno non basta più
Nelle sessioni di Sport Mental Coaching mi capita spesso di incontrare atleti che sono entrati in una fase strana. Non stanno andando male, ma non stanno migliorando. Il “cronometro“ è fermo (il concetto è applicabile, in senso lato, a ogni disciplina, non soltanto a quelle in cui la prestazione è misurabile con un cronometro), le sensazioni sono sempre le stesse, la motivazione inizia a oscillare. E la risposta automatica è quasi sempre una: impegnarsi di più.
Più allenamenti, più controllo, più attenzione ai dettagli: tutto apparentemente logico. Ma è anche il modo più veloce per rafforzare una gabbia invisibile, perché stai cercando la soluzione dentro lo stesso sistema che ti ha portato al blocco.
È una dinamica molto simile a quella che si crea con l’ansia pre gara: più cerchi di controllarla, più prende spazio. Non perché tu stia sbagliando qualcosa, ma perché stai guardando sempre nella stessa direzione.
Il problema dei punti ciechi
La parte più delicata di questa fase è che l’atleta, da solo, non se ne accorge, anzi: è convinto di essere estremamente lucido. Sa spiegare perfettamente cosa fa, perché lo fa e cosa dovrebbe funzionare. Il punto è che non vede ciò che dà per scontato.
Il gesto ripetuto, il pensiero automatico, il riferimento mentale sempre uguale: tutte cose che a un certo punto diventano “verità”, e smettono di essere ipotesi. Ma nello sport – come nella vita – ciò che non viene più messo in discussione prima o poi smette di far crescere.
Ne parlo spesso anche quando tratto il tema del reset mentale: non serve cambiare tutto, serve rompere uno schema, e per farlo, devi prima vederlo.
Perché da soli non possiamo vederli
Qui arriva la parte che molti fanno fatica ad accettare: i punti ciechi, per definizione, non li vedi da solo. Non perché tu sia poco intelligente o poco preparato, ma perché sei dentro il sistema.
È come chiedere all’occhio di guardare sé stesso senza uno specchio. Puoi sforzarti quanto vuoi, ma non funziona. Ecco perché continuare a fare di più, con lo stesso assetto mentale, spesso non porta a nessun cambiamento reale.
Questo vale per l’allenamento, per la gara, per la gestione delle emozioni. Vale anche per aspetti più sottili, come la visualizzazione (tramite il link, puoi risalire a tutti gli articoli in cui ne parlo) o il dialogo interno. Se il riferimento è sempre lo stesso, il margine di crescita si riduce.
Il vero limite dell’atleta non è ciò che non sa fare, ma ciò che non pensa più di dover mettere in discussione.
È il momento di agire!
Se leggendo queste righe hai avuto la sensazione che qualcosa ti riguardi da vicino, fidati: non è un caso. Probabilmente non hai bisogno di un nuovo programma di allenamento, né di “spingere” ancora di più.
Hai bisogno di uno sguardo esterno che ti aiuti a individuare ciò che oggi non vedi. Quel dettaglio mentale che dai per scontato e che, senza accorgertene, sta limitando la tua performance.
Per questo motivo metto a disposizione una Sessione di Coaching Preliminare e Gratuita. È uno spazio di confronto in cui analizziamo insieme la tua situazione e facciamo emergere i tuoi punti ciechi.
Se vuoi capire davvero dove si è creato il blocco – e cosa puoi fare per superarlo – prenota ora la tua sessione. A volte basta vedere una cosa diversa per tornare a crescere.





