Ci sono momenti in cui un atleta, un professionista o un imprenditore si trova davanti a una situazione apparentemente inspiegabile.
Si allena con costanza, studia, si prepara. Insomma, fa tutto ciò che dovrebbe fare per puntare all‘eccellenza delle prestazioni nel suo ambito, sportivo o professionale che sia, però i risultati non arrivano, oppure arrivano, ma non nella misura che meriterebbe.
In quei momenti la tentazione è cercare la causa all’esterno: il mercato, gli avversari, la sfortuna, il contesto, le circostanze, ma spesso il vero ostacolo si trova altrove.
Il vero avversario di noi stessi si trova dentro la nostra testa.
Perché esiste una forza invisibile capace di sabotare anche il migliore degli “allenamenti”: le convinzioni limitanti, ossia uno dei filtri più potenti con cui creiamo la nostra “mappa del mondo” e costruiamo il nostro Mindset.
Quando l’impegno non produce risultati
Qualche tempo fa stavo svolgendo una sessione di Sport Mental Coaching con un atleta, un velocista, che si impegnava molto più dei suoi compagni. In allenamento era disciplinato, motivato e determinato, al punto che mentre gli altri, tra una ripetuta e l’altra “cazzeggiavano”, lui si isolava per non perdere la concentrazione (e il suo allenatore non era per niente convinto di questo atteggiamento un po’ troppo solitario, non in armonia con lo spirito del gruppo).
Eppure, nelle gare più importanti, si irrigidiva e qualcosa sembrava spegnersi. La sola aspettativa di migliorare il proprio primato personale lo portava a commettere errori in partenza o nella fase lanciata.
La preparazione fisica c’era, la preparazione tecnica pure, ma sulla componente mentale, su cui stavamo lavorando, mancava ancora qualcosa.
Dopo alcune sessioni di coaching emerse una convinzione nascosta: “Quelli veramente forti sono altri!”.
Non la diceva ad alta voce, non ne era nemmeno completamente consapevole, ma quella convinzione guidava il suo comportamento. Ogni volta che si avvicinava a un risultato potenzialmente significativo, una parte di lui cercava inconsciamente di tornare nella propria zona di comfort.
Perché il cervello tende sempre a confermare ciò che ritiene vero, anche quando quella “verità” ci danneggia.
La gabbia invisibile che costruiamo da soli
Le convinzioni limitanti sono idee che abbiamo accettato come vere e che influenzano il modo in cui interpretiamo la realtà.
Nascono dalle esperienze vissute, dall’educazione ricevuta, dai giudizi degli altri (anche quelli non detti, ma che siamo bravissimi a immaginare, sbagliando 90 volte su 100, perché non abbiamo la capacità di leggere il pensiero degli altri!) o dalle conclusioni che abbiamo tratto dopo una delusione.
Frasi come…
… “Non sono portato”…
… “Alla mia età è troppo tardi”…
… “Non sono abbastanza bravo”…
… “Io sotto pressione rendo male”…
… “Gli altri hanno qualcosa che io non avrò mai”…
… sembrano semplici pensieri, ma in realtà diventano istruzioni che il nostro cervello esegue ogni giorno.
Per questo motivo, come ho spiegato nell’articolo Quando la mente… mente! Riconosci le convinzioni che ti sabotano, che ti invito a leggere, se ti era sfuggito, spesso non è la realtà a bloccarci, ma l’interpretazione che ne diamo.
Il cervello cerca conferme, non verità
Questo è uno degli aspetti più affascinanti della mente umana:
una volta che adottiamo una convinzione, iniziamo inconsapevolmente a cercare tutte le prove che la confermano.
Se pensi di non essere all’altezza, noterai soprattutto gli errori.
Se credi di essere sfortunato, ricorderai principalmente gli episodi negativi.
Se sei convinto di non poter migliorare, vedrai ogni difficoltà come una conferma dei tuoi limiti.
È come indossare un paio di occhiali con lenti colorate: non vediamo il mondo per quello che è, ma lo vediamo attraverso i filtri delle nostre convinzioni.
Proprio per questo motivo è utile comprendere il ruolo dei già richiamati filtri mentali, perché valori, credenze e aspettative influenzano profondamente le nostre decisioni.
Allenare il corpo senza allenare la mente
Immagina di possedere una Ferrari (a benzina!, lasciamo perdere, almeno per ora, la Luce…). Motore potente, gomme perfette, carburante di qualità, ma con il freno a mano tirato.
Quanto lontano riusciresti ad arrivare?
Ecco cosa accade quando investiamo tempo nell’allenamento fisico, nelle competenze tecniche e nella preparazione professionale senza lavorare sulle convinzioni che guidano il nostro comportamento. La performance migliora, ma solo fino a un certo punto, poi compare un limite invisibile, un muro che sembra inspiegabile.
Molte persone credono che per migliorare basti fare di più. Spesso, invece, serve pensare diversamente.
Le convinzioni limitanti più diffuse
Nel corso degli anni ho incontrato migliaia di persone: atleti, imprenditori, manager, studenti… Le convinzioni limitanti cambiano forma a seconda del contesto, ma il meccanismo che le alimenta è sempre lo stesso.
Ecco una simpatica carrellata delle più frequenti…
“Devo essere perfetto”.
Chi la possiede vive ogni errore come una sconfitta personale.
“Non posso deludere gli altri”.
Questa convinzione genera ansia e paura del giudizio.
“Se fallisco significa che non valgo”.
Porta a evitare le sfide più importanti.
“Per avere successo bisogna soffrire”.
Spinge a complicare inutilmente le cose.
“Non sono abbastanza”.
Probabilmente la più pericolosa di tutte, perché colpisce direttamente autostima e identità.
Come trasformare una convinzione limitante in una convinzione potenziante
La buona notizia è che le convinzioni non sono scolpite nella pietra, sono programmi mentali, e ciò che è stato programmato può essere riprogrammato.
Ecco un esercizio semplice ma potente.
Primo passo: identifica una convinzione che ti limita e scrivila su un foglio.
Secondo passo: chiediti quali prove oggettive la sostengono (probabilmente scoprirai che si tratta soltanto di tue interpretazioni, ovvero di seghe mentali).
Terzo passo: cerca prove, anche piccole, che dimostrino il contrario.
Quarto passo: costruisci una convinzione più utile, passando dal pensiero negativo alla affermazione.
Ad esempio:
Da “Non sono capace” a “Posso migliorare con allenamento ed esperienza”.
Da “Sbaglio sempre” a “Ogni errore mi insegna qualcosa”.
Da “Non sono all’altezza” a “Sto diventando ogni giorno più competente”.
Questa trasformazione richiama il passaggio da un Mindset Statico a un Mindset Dinamico, cioè una mentalità orientata alla crescita continua e al miglioramento costante.
La vera differenza tra chi cresce e chi resta fermo
Le persone che ottengono risultati importanti non sono necessariamente quelle più talentuose. Molto spesso sono quelle che hanno imparato a mettere in discussione i propri limiti mentali e, soprattutto, hanno capito che una convinzione non è un fatto: è soltanto una storia che raccontiamo a noi stessi, e ogni storia può essere riscritta.
Quando smetti di identificarti con i pensieri che ti limitano, accade qualcosa di straordinario.
Inizi a vedere opportunità dove prima vedevi ostacoli, inizi ad agire con maggiore fiducia, inizi finalmente a liberare il potenziale che era già dentro di te.
Il momento di guardarti allo specchio
Ti lascio una domanda:
qual è la convinzione che oggi ti sta impedendo di esprimere il meglio di te?
Non quella degli altri, la tua! Quella che ripeti dentro la tua testa da anni. Perché forse il problema non è che ti alleni troppo poco o male; forse il problema è che stai continuando ad allenare anche la convinzione che ti blocca.
E ricordati una cosa:
quando cambi una convinzione, non cambia soltanto il modo in cui pensi. Cambia il modo in cui agisci. E quando cambiano le azioni, cambiano anche i risultati.
È il momento di agire!
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Trasparenza: per la realizzazione di alcune immagini presenti nel Blog di MB vengono utilizzati strumenti di intelligenza artificiale. I contenuti testuali restano frutto dell’esperienza professionale e delle riflessioni dell’autore.





