“Non sottovalutare mai ciò che stai facendo bene!”.
È una frase semplice, quasi banale, eppure è una delle più ignorate da atleti, professionisti e persone ambiziose. Perché quando sei orientato al risultato, tendi a guardare sempre ciò che manca, non ciò che hai e ciò che cresce. Il problema è che, così facendo, prosciughi la motivazione quotidiana senza nemmeno accorgertene.
Hai mai avuto la sensazione di impegnarti ogni giorno, fare il tuo dovere, allenarti, studiare, lavorare… ma senza sentire entusiasmo? Come se stessi camminando, ma il traguardo fosse sempre un passo più in là? È qui che entra in gioco il potere delle piccole vittorie.
Quando i progressi sono invisibili agli occhi
Ricordo un periodo preciso, agli albori della mia prima carriera agonistica, fatto di allenamenti costanti e risultati apparentemente piatti. Il programma c’era, la disciplina anche, eppure, dentro, sentivo crescere una sottile frustrazione. Ogni sessione finiva con la stessa domanda: “Sì, ma quanto sono migliorato davvero?”.
Il problema non era la mancanza di progresso, ma la mia incapacità di riconoscerlo. Ero focalizzato solo su un numero, sui chili da sollevare con il bilanciere. Ogni alzata che non raggiungeva quel “massimale” veniva automaticamente catalogata come “non abbastanza”:
se non alleni lo “sguardo”, finisci per vedere solo i limiti.
Allenamento dopo allenamento, il dialogo interno diventava sempre più esigente. Nessuna pacca sulla spalla, nessun riconoscimento: solo pressione. E quando la pressione supera la soddisfazione, la motivazione quotidiana inizia a sgretolarsi.
Il reset: spostare il focus dai grandi obiettivi
Il cambio di passo è arrivato quando ho deciso di fare una cosa controintuitiva: smettere di misurare tutto in funzione del traguardo finale. Ho iniziato a osservare micro-segnali di progresso, una sensazione migliore in allenamento, una scelta fatta con più consapevolezza, una reazione emotiva gestita meglio del solito…
Non era autoillusione, era un allenamento mentale ancora inconsapevole, perché ho capito molti anni dopo che ciò che stavo facendo aveva un nome! Proprio come accade con la visualizzazione nel mental coaching: ciò su cui porti l’attenzione, cresce. Quando ho iniziato a celebrare le piccole vittorie, l’energia è tornata e, paradossalmente, anche i risultati “grandi” hanno ricominciato a muoversi.
Il corpo aveva sempre lavorato; era la mente a essere “stanca”: aveva bisogno di conferme, non di ulteriori richieste.
Il principio del coaching motivazionale
Qui c’è una distinzione fondamentale che spesso sfugge: grandi obiettivi e piccoli obiettivi non sono in competizione: semplicemente hanno ruoli diversi.
Il grande obiettivo dà direzione. I piccoli obiettivi danno carburante.
Quando trascuri le piccole vittorie, chiedi alla tua mente di vivere solo di attese.
Quando le riconosci, le permetti di vivere il momento presente con soddisfazione.
Ed è così che si costruisce la motivazione quotidiana.
Non è la vittoria finale che ti fa andare avanti ogni giorno; è la sensazione di stare avanzando.
Questo è uno dei pilastri del coaching motivazionale:
imparare a rinforzare ciò che funziona, invece di punire continuamente ciò che manca.
È il momento di agire!
Se hai letto fin qui, probabilmente sei un atleta che pretende molto da sé, ed è una qualità, ma senza equilibrio, può diventare un freno. Nei prossimi 7 giorni, a fine allenamento, scrivi sul tuo “diario di bordo” una sola cosa che hai fatto meglio rispetto alla settimana precedente, anche minima, ma fallo ogni giorno. Se invece sei un tecnico o un allenatore, dedica due minuti a fine seduta per far emergere un progresso concreto del gruppo. Non un risultato: un miglioramento.
Se vuoi approfondire questo approccio o raccontarmi qual è stata la tua ultima piccola vittoria, anche fuori dallo sport, contattami e ne parliamo nel corso di una Sessione di Coaching Preliminare e Gratuita.





