Nello scaffale della tua libreria dedicato ai testi di crescita personale, c’è il capolavoro immortale di Dale Carnegie, “Come trattare gli altri e farseli amici”? È un libro del 1937, che si è conquistato un posto nella storia dell’editoria come uno dei primi best seller internazionali di tutti i tempi. Si stima che ne siano state vendute oltre 15 milioni di copie e questa edizione di Bompiani è stata revisionata nel 2017 per rendere più attuali e comprensibili alcune parti. Nell’introduzione, l’autore dà al lettore “nove consigli per ottenere il meglio da questo libro” e dal quinto cito testualmente: «… se volete trarre un beneficio davvero durevole, … non illudetevi che basti dargli una scorsa veloce una sola volta. Dopo una prima lettura, bisognerà che dedichiate ogni mese qualche ora del vostro tempo a rileggerlo». Ebbene, l’ho ripreso in mano nei giorni scorsi e mi sono reso conto che, per avere successo, essere gentili non basta, occorre anche imparare a capire gli altri, al posto di criticarli, perché la critica è come un boomerang: più la scagli con forza e più torna indietro con altrettanta energia.
Fatti le critiche tue e campi cent’anni
Nella Pillola 109, che ti invito a rileggere, dicevo che un urlo, reale o virtuale che sia, fa chiudere qualsiasi canale di ascolto e alza una barriera impenetrabile, mentre la gentilezza, adottata dalla Persona Vincente come stile e registro comunicativo, non come strategia per ammorbidire, manipolare o compiacere l’altra parte, crea le premesse per un dialogo civile e costruttivo.
I miei libri: “Atleta Vincente”, che contiene 47 strategie per diventare campioni nello sport e nella vita, e “Pillole di Coaching”, che propone 60 Esercizi di allenamento mentale e 40 Domande Potenti per diventare mental coach di sé stessi.
La gentilezza è certamente un fattore di successo, ma da sola non è sufficiente per “farsi amici gli altri”, giusto per parafrasare il titolo del libro di Carnegie. Per trattare con il prossimo, partner, figlio, concorrente, avversario o illustre sconosciuto che sia, occorre evitare di criticare. «Con la critica – scrive Carnegie – non solo non si riesce a correggere gli errori della gente, ma si suscita risentimento».
Prova a pensare all’ultima volta in cui hai ricevuto una critica per il tuo operato, motivata o meno che sia stata: come hai reagito? Probabilmente hai mantenuto l’attenzione sul problema, cercando di controbattere o di giustificare il tuo comportamento, ma ciò non ha contribuito in alcun modo a migliorare la situazione, vero?
In altre parole, il focus è rimasto sul problema, non sulla possibile soluzione, senza contare che la critica, se è feroce, ferisce e suscita sentimenti di rivalsa che possono durare tutta la vita. E il bello è che siamo tutti pronti a criticare, ma accettiamo malvolentieri le critiche che pungono noi stessi nel vivo!
Prima di partire lancia in resta per sferrare un attacco nei confronti di qualcuno, orale o scritto che sia, rivolgiti questa semplice domanda: “Cosa avrei fatto al suo posto?”. «Non lamentatevi della neve sul tetto del vostro vicino, se non l’avete ancora spalata via dal vostro uscio», diceva Confucio, il che è come dire che prima di tentare di cambiare gli altri, criticando il loro operato, è importante iniziare a cambiare noi stessi. Rifletti un attimo prima di giudicare questa affermazione, anzi: sospendi il giudizio, come ti invitavo a fare nella Pillola 51.
Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video…
Parla sempre bene degli altri e campa altri cent’anni
Nell’attesa che tu legga il libro, per poi commentarlo con me, se ne avrai voglia, ti invito a svolgere un esercizio. Prendi spunto da questa rivelazione di Benjamin Franklin, passato alla storia come un abilissimo diplomatico:
«Non parlo male di nessuno e dico di tutti tutto il bene possibile».
È facile mettere alla gogna qualcuno, soprattutto adesso, 80 anni dopo l’uscita del capolavoro di Carnegie, in cui basta un post o un video su uno dei tanti social per demolire una persona, mentre è molto difficile mettersi nei panni degli altri e capire, per non parlare di quanto sia difficile elargire apprezzamenti genuini e sinceri, non è così?
Ora torna con la mente ad almeno cinque situazioni in cui hai recriminato per un torto, hai condannato un’azione ritenuta scorretta nei tuoi confronti, hai criticato ferocemente chi ha sbagliato, e rivolgiti queste tre domande.
- In quell’occasione, cosa avrei potuto non fare, e cosa sarebbe cambiato?
- Cosa avrei potuto fare in modo diverso, e cosa sarebbe cambiato?
- La prossima volta in cui mi dovessi trovare in una situazione simile, come potrei comportarmi?
Se gli effetti del tuo comportamento continuano a farsi sentire ancora adesso, magari con un sottofondo di senso di colpa o, peggio, di rimorso, come spiego nella Pillola 97, che ti invito a rileggere, assumiti una volta per tutte la responsabilità dell’accaduto e domandati “cosa posso fare ora” al posto di tormentarti con un inutile “cosa avrei potuto fare allora”. In altre parole, usa in modo positivo l’energia del senso di colpa e agisci per riparare al danno commesso, nei limiti del possibile, e per evitare che un simile errore possa ripetersi in futuro.
Con un adeguato allenamento mentale, possiamo imparare ad ascoltare e a capire al posto di condannare a priori, un atteggiamento che genera benevolenza e simpatia al posto di produrre l’innalzamento di barriere impenetrabili, che isolano sempre di più, fino a portare alla solitudine assoluta.
È il momento di agire!
Se vuoi saperne di più, intanto ti invito a leggere anche il mio libro, che contiene 47 strategie per diventare campioni nello sport e nella vita, poi contattami e ne parliamo! Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? 😉





