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Pillole di Coaching

Domenica, 23 Febbraio 2020 19:49

“Zatopek, chi era costui?” (Dolore, Determinazione, Concretezza e Fiducia)

A Campi Bisenzio, in Toscana, la regione in cui vivo, c’è lo stadio “Emil Zatopek”, dove ogni anno si svolgono manifestazioni importanti di atletica leggera. Nel settembre 2019, per esempio, ha ospitato i Campionati Italiani Master e il sottoscritto, ovviamente, ha disputato il fatidico Giro della Morte. Quando vengono organizzate gare del settore giovanile (alle quali, come è noto, partecipo finché riuscirò a far “mangiare la polvere” a qualche baldo giovine, in virtù del mio motto: “Alla partenza ti guardano con sufficienza, al traguardo con riverenza”), la domanda aleggia immancabilmente nell’aria: “Zatopek, chi era costui?

L’uomo dei 3 ori e 3 record olimpici in 7 giorni
In altre Pillole e nel mio libro “Atleta Vincente” ho già affrontato i temi del superamento della soglia del dolore per riuscire a dare sempre il 100 per 100, della resilienza, del muro del trentesimo chilometro e della cattiveria agonistica. Ebbene, il ceco Emil Zatopek, detto anche “La Locomotiva Umana”, per il suo ansimare molto “rumoroso”, ha rappresentato la sintesi perfetta di tutte queste qualità.

Tanto per capirci, è l’uomo che ha realizzato un tris fino a quel momento ritenuto impossibile. Alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, dopo aver vinto l’oro nei 10000 metri e nei 5000 metri, con tanto di record olimpici, Emil decise all’ultimo momento di partecipare alla maratona, gara che per altro non aveva MAI disputato prima. Vinse con un terzo record olimpico, migliorando il precedente primato di oltre sei minuti: tre ori e tre record in soli sette giorni nelle gare di fondo, un’impresa ai confini delle possibilità umane che molto probabilmente non verrà mai più eguagliata.

Zatopek, dunque, aveva scoperto la ricetta dell’Atleta Vincente, ma gli ingredienti sono tutt’altro che segreti, anzi: sono alla portata di tutti! Il problema è che per digerirli ci vuole uno stomaco di ferro, indistruttibile proprio come la caldaia di una locomotiva.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...

Primo ingrediente: il DOLORE
Emil aveva una capacità quasi sovrumana di sopportare il dolore. Si allenava nelle peggiori condizioni, anche di notte, pur di non perdere ore di lavoro, e spesso correva per chilometri nella neve calzando pesanti stivali da guerra.

Il mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, un vero e proprio manuale che rivela i segreti dell’atteggiamento mentale adottato dai Vincenti per raggiungere i loro traguardi: lo trovi su Amazon.it


Si allenò senza mai mollare persino in Siberia, dove fu confinato ai lavori forzati nelle miniere di uranio a causa delle sue idee politiche ostili alle riforme. Lavorava fino allo sfinimento, si allenava e dormiva in un magazzino.

La prossima volta che borbotti per due gocce di pioggia e salti l’allenamento per paura di ammalarti, pensa alla Siberia e sono certo che scatterai fuori di casa come una molla!


Secondo ingrediente: la DETERMINAZIONE
Lavorava, si allenava e sopportava stoicamente il dolore, ma non era sufficiente. Nell’immediato dopoguerra, in Cecoslovacchia erano rimaste ben poche infrastrutture e da Praga, dove viveva, raggiungere le località dove si ricominciava a vivere e a organizzare gare era un’impresa.

Nel 1946, pur di partecipare alla sua prima gara internazionale che era in programma a Berlino, Emil saltò su una bicicletta e pedalò per oltre 350 chilometri, percorrendo strade che, dopo i bombardamenti, non erano proprio dei tavoli da biliardo!

La prossima volta che troverai il parcheggio attorno allo stadio pieno e sarai costretto a spostarti di qualche isolato, dai una testata sullo spigolo della portiera dell’auto, così ti lamenterai per qualcosa di più serio di quei 500 metri da fare a piedi con il borsone in spalla…


Terzo ingrediente: la CONCRETEZZA
Lo stile di corsa di Zatopek era inguardabile. Sembrava che dovesse esalare l’ultimo respiro da un momento all’altro, e non soltanto per il suo ansimare da locomotiva, ma per quella testa inclinata all’indietro, sorretta da un collo incastonato tra le spalle, e per quell’espressione di indicibile sofferenza che sfoderava dal primo all’ultimo metro.



Come se non bastasse, la sua andatura era scomposta e il movimento delle braccia era totalmente scoordinato, ovvero l’esatto contrario di quella che dovrebbe essere una buona tecnica di corsa. Ciò nonostante, andava più forte di tutti e vinceva. A chi faceva dell’ironia sulla sua grazia da scaricatore di porto più che da podista, rispondeva che avrebbe iniziato a correre con più eleganza quando a vincere sarebbero stati i corridori con lo stile migliore, perché passa alla storia l’atleta brutto a vedersi ma che ha vinto, non il perfettino che è arrivato secondo...

La ricerca ossessiva della perfezione è paralizzante. Come dicevo nella Pillola 91...

... si può tendere alla perfezione soltanto lavorando sodo e mantenendo la motivazione al livello più elevato possibile per tutto il tempo necessario al raggiungimento di un obiettivo, non “evitando di fare”, perché si teme l’imperfezione.


Quarto ingrediente: la FIDUCIA IN SÉ STESSI
Capita anche a me, lo confesso. Quando escono le starting list, ovvero le composizioni delle serie o delle batterie, a seconda della manifestazione, vado a spulciare i tempi di accredito degli avversari, per capire chi posso “puntare”, soprattutto nei primi 200 metri del Giro della Morte. Eppure, qualche tempo fa, mai errore mi fu più fatale…

Ero in quarta corsia e in quinta c’era un avversario con un accredito praticamente identico al mio. Mi sono detto: lo punto fino ai 200, lo affianco in curva e ai 300, quando ho recuperato tutto il decalage, cerco di superarlo.

Colpo di pistola. Fino ai 200 mi sembra di controllare troppo, in curva ho quasi la sensazione di dover frenare per tenerlo a bada e ai 300, quando apro il gas a manetta per il rush finale, lo semino con grande facilità. Dentro di me dicevo che i casi erano due: o ero in forma smagliante oppure l’avversario era andato troppo piano...

Ahimè, buona la seconda! Dopo il traguardo gli chiedo il perché di una prestazione tanto al di sotto delle sue possibilità e mi risponde che in nottata era stato poco bene… Ho fatto comunque una bella gara, ma troppo al risparmio, e ogni quattrocentista sa bene che quello che tieni in cassaforte nella prima parte non riesci mai a spenderlo completamente nella seconda: un 400 non è un gioco a somma zero!

Ergo:

se vuoi dare il 100 per 100, fidati soltanto delle tue sensazioni!


Torno al nostro Emili: cosa aveva fatto il buon Zatopek a Helsinki, prima di affrontare la sua maratona, gara, lo ribadisco, mai corsa in vita sua? Aveva studiato i tempi degli avversari e aveva deciso di puntare su un certo Jim Peters, uno dei maratoneti più forti dell’epoca nonché detentore del record olimpico.

Gli si piazzò dietro, come un segugio, e a metà gara, narra la leggenda, gli si affiancò per chiedergli se per caso non stessero tenendo un ritmo troppo alto. Il britannico, nell’infelice e goffo tentativo di disorientare la locomotiva, rispose che in realtà stavano andando «troppo piano».

Emil non se lo fece ripetere due volte e accelerò. L’inesperienza forse lo portò a pensare che l’avversario stesse accusando un problema fisico e, temendo di essere ripreso dal gruppo, prese il largo, FIDANDOSI DELLE SUE SENSAZIONI.

Dopo pochi chilometri, Peters fu costretto a fermarsi e Zatopek probabilmente ebbe la conferma che la sua ipotesi era corretta, quindi tenne quel ritmo forsennato fino al traguardo.

La storia la conosci già: arrivò solitario al traguardo, vincendo la sua terza medaglia d’oro e battendo il record di Peters di ben sei minuti!

Nella Pillola 134 affermavo che…

... “è tua la scelta di mantenere la concentrazione sul tuo corpo, ascoltando ogni suo più piccolo segnale”, al posto di cercare riferimenti esterni. “Ed è ancora tua la scelta di alimentare la tua mente con pensieri negativi o positivi, nella piena consapevolezza che il pensiero evoca immagini, le immagini suscitano emozioni, le emozioni modificano lo stato d’animo, lo stato d’animo influenza le azioni, le azioni determinano la qualità della prestazione, la prestazione condiziona il risultato, quindi nella piena consapevolezza che il tuo pensiero, nel bene o nel male, condiziona il risultato che puoi ottenere”.

Perché come diceva Wayne Dyer:

«Non puoi controllare quello che succede intorno a te, ma sei sempre in controllo di ciò che succede dentro di te».


È il momento di agire!
Dolore, determinazione, concretezza e fiducia: quattro ingredienti per sconfiggere la negatività, la tendenza a lamentarsi di continuo, il perfezionismo paralizzante e l’incapacità di agire in piena autonomia. Se vuoi scoprire come si fa ad amalgamarli per creare la Ricetta Vincente, contattami e ne parliamo! Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

 

Ultima modifica il Domenica, 17 Maggio 2020 22:16

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