massimo binelli

BUSINESS E SPORT COACH

Il Blog di MB

Pillole di Coaching

Domenica, 15 Settembre 2019 23:04

Un metronomo per raggiungere i tuoi obiettivi (Impara l’arte della pazienza)

Quand’ero un ragazzino, quindi non molto tempo fa, mi ero messo in testa di imparare a suonare la chitarra. Era l’epoca delle grigliate selvagge in collina, dei fuochi notturni in spiaggia e delle mega feste tra amici, dove immancabilmente chi portava la chitarra e iniziava a strimpellare “Sapore di sale” o “Il gatto e la volpe”, classiche canzonette da Giro di Do che si imparavano in mezzora, attirava le ragazze come il miele attira le api. Avevo fatto il diavolo a quattro, finché la mamma, per la sua salute mentale più che per il mio bene, aveva capitolato. Di lì a poco avevo tra le mani una dignitosissima Eko con corde in nylon. Sono diventato un emulo di Santana?

Tutto è partito da un giro di… Do!
Ebbene, avevo chitarra e plettro, ma anch’io più che il giro di Do non sapevo fare e, sebbene con i quattro accordi che lo compongono si possano canticchiare un centinaio di melodie, buone per le nottate al chiaro di luna, non mi bastava. Volevo imparare a suonare per davvero, ma, soprattutto, volevo scoprire i segreti dell’arpeggio, perché era quella la vera differenza tra gli strimpellatori da strapazzo e i chitarristi veri.

Dopo aver raccolto copie di spartiti, iniziato corsi a fascicoli settimanali e cercato di fare il fenomeno da autodidatta, con scarso successo, decisi che per compiere il salto di qualità avrei dovuto trovarmi un maestro, perché a quell’epoca c’era chi suonava, ma c’era anche chi a cinquemila lire l’ora insegnava. Altri pugni sul tavolo e la mamma gettò nuovamente la spugna.

Prima lezione: «Luca – era il nome dell’insegnante che avevo scelto – qual è la prima canzone che suoniamo?». Risposta, pronunciata mentre stava piazzando un metronomo sul tavolo: «Metti via la chitarra, anzi: non portarla proprio, tanto non ci servirà per un po’. Partiamo da teoria e solfeggio», e iniziò a fendere l’aria pronunciando «Laa-Sool-Fa-Sol-La-Sii…». «Sì, ma un po’ quanto? Perché io voglio imparare a suonare!», fu la mia reazione, un misto tra sorpresa e delusione. «Se sei bravo, tra un paio d’anni, perché prima di suonare bisogna imparare a leggere la musica…».

Terminai la lezione agitando la mano con piglio papale nell’aria, ma l’incantesimo si era già infranto. I chitarristi da birra e salsiccia che conoscevo a mio parere suonavano “bene”, eppure non sapevano leggere la musica, e a me, che volevo soltanto imparare a produrre un po’ di suoni decenti, veniva detto che avrei dovuto imparare a leggere uno spartito!

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


La gatta frettolosa fece i gattini ciechi
Ciò nonostante, per orgoglio, andai avanti per un po’, mi esercitai di nascosto, cercando di imitare “quelli bravi”, e arrivai persino ad arpeggiare il mitico “Giochi proibiti”, il primo brano che le chitarre classiche praticamente suonano da sole, ce l’hanno impresso nel Dna, poi un bel giorno mollai. Mi sembrava di sprecare tempo e non vedevo i risultati sperati.

Eppure Luca mi aveva spiegato che per vedere progressi non serviva diventare maniacali e avere la chitarra in mano dalla mattina alla sera. Per non sottrarre tempo alla scuola e a tutto quello che facevo, sport compreso, a suo dire bastava dedicare anche soltanto un’ora al giorno al solfeggio e alla pratica, e in qualche anno avrei potuto imparare in modo dignitoso e senza alcuno sforzo. In fondo, lui ne era l’esempio: in dieci anni si era diplomato al Conservatorio…

Il mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, un vero e proprio manuale che rivela i segreti dell’atteggiamento mentale adottato dai Vincenti per raggiungere i loro traguardi: lo trovi su Amazon.it


Ho impiegato qualche decennio per elaborare la dura lezione, e l’ho imparata talmente bene che nelle “Istruzioni per l’uso” del mio libro “Atleta Vincente”, ovvero nelle prime pagine, trovi queste parole, con tanto di domanda retorica e risposta binelliana:

«… per puntare all’eccellenza bastano 10 minuti al giorno: li puoi trovare? Sì, che li puoi trovare…».


Dunque, parafrasando le mie stesse parole, si può dire che per puntare all’eccellenza occorre imparare a esercitare l’arte della… pazienza!

Nella Pillola 74, dedicata al tema della resilienza, ho citato per la prima volta la controversa legge delle 10mila ore, formulata nei primi anni Novanta da un’équipe di ricercatori guidata da Anders Ericsson. In seguito l’ho tirata fuori di nuovo nella Pillola 126, dedicata al “segreto del successo” di Andre Agassi. In buona sostanza, è stato dimostrato che per raggiungere l’eccellenza, in tutti i campi dell’attività umana (ed è qui che il teorema mostra qualche punto debole), occorre arrivare ad accumulare 10mila ore di allenamento.

A me poco importa se quel numero sia corretto o se sia una legge universale o meno. Ciò che conta è capire che per arrivare al successo occorrono costanza e ritmo, e ciascuno deve trovare il proprio equilibrio, in ogni ambito della vita, professionale, sportivo o artistico che sia.

Se voglio diventare un musicista e metto in conto di allenarmi 3 ore al giorno, in meno di 10 anni avrò superato le 10mila ore e probabilmente, se non sono proprio una campana stonata, diventerò un bravo musicista. Se ho talento, magari divento pure una star. Se invece, preso dalla smania di accelerare i tempi, mi chiudo in casa e mi dedico alla musica 10 ore al giorno, trascurando tutto il resto, probabilmente dopo 3 mesi mi ritroverò in un centro di recupero hikikomori.

Un passo dopo l’altro, arrivi in capo al mondo
Il segreto è tutto in queste due parole magiche, costanza e ritmo, e per spiegare ancora meglio il concetto ti racconto cosa ho combinato dopo aver messo da parte con sgomento la chitarra. Nell’intento di riflettere su cosa avrei voluto fare nella vita, ho affrontato una passeggiatina rigenerante, giusto quei mille chilometri in territorio italiano, dal Passo del Gran San Bernardo a Roma, della via Francigena… Forte di una buona preparazione fisica, avevo deciso di mettermi in cammino fino all’esaurimento delle energie, per non sprecare tempo.

Il primo giorno, in preda all’entusiasmo, avevo macinato una sessantina di chilometri, felice di lasciarmi alle spalle un gruppetto di ragazzi, incontrati al ritrovo di partenza, che avevano pianificato di fare tappe da 30, e già immaginavo di arrivare a Roma in metà tempo, rispetto a loro.

Il secondo giorno, indolenzito per il tour de force a cui non ero abituato, avevo percorso soltanto 40 chilometri, mentre i mei inseguitori continuavano con il loro ritmo di 30 e non accumulavano fatica.

Il terzo giorno mi ero preso una pausa, perché nel frattempo mi erano venute le vesciche ai piedi, ma così facendo il distacco dagli inseguitori (e non era una gara, ma se si ha la malattia dell’agonismo qualunque sfida potenziale lo diventa) si era ridotto a soli 10 chilometri.

Il quarto giorno avevo ripreso la marcia, ma i piedi urlavano vendetta e al ventesimo chilometro mi ero fermato. Proprio in quel momento, la truppa festante degli inseguitori mi aveva raggiunto, fatto ciao-ciao con la manina e superato. Ti lascio immaginare com’è andata a finire…



Morale: chi parte con una tabella di marcia adeguata alle sue potenzialità e la segue con costanza, raggiunge il proprio obiettivo senza sforzo. Chi vuol strafare, pensando di accelerare i tempi, sta soltanto mettendo in atto il più temibile degli autosabotaggi. Questa regola è universale e vale nello sport, nello studio e nella vita, perché l’apprendimento e la crescita sono frutto dell’impegno e della regolarità.

(Ehm… la storiella della chitarra è vera!)

Un’overdose di allenamento, mentale o fisico che sia, provoca danni ed è nemica della motivazione, perché al posto di lavorare sodo per tutto il tempo necessario al raggiungimento di un obiettivo SMART-P (che è la mia definizione della resilienza), ovvero di un obiettivo misurabile, pretendiamo tutto e subito, ma siccome ciò non è umanamente possibile, otterremo soltanto frustrazione, mancato rispetto degli impegni o, peggio ancora, fallimento totale.

È il momento di agire!
A proposito di obiettivi SMART-P, ti invito a ripassare la quarta Pillola del mio libro oppure la quarta sessione del percorso AtletaVincente.com, ma se vuoi imparare a definire i tuoi obiettivi, pianificando una tabella di marcia adatta alle tue potenzialità, contattami e ne parliamo… Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Domenica, 15 Settembre 2019 23:04