massimo binelli

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Pillole di Coaching

Domenica, 17 Giugno 2018 20:12

Come si fa a dare sempre il 100 per 100 (Superare la soglia del dolore)

Nella Pillola 124 ho affrontato il tema della responsabilità personale che cancella gli alibi e che consente di sviluppare l’atteggiamento del “gareggiare per vincere perché non si ha nulla da perdere” (Regola 6). Gareggiare per vincere significa possedere la piena consapevolezza dei punti di forza individuali e restare concentrati sulle proprie sensazioni, vivendo la fase agonistica all’interno della bolla come un momento di godimento puro. In questa condizione di massima attivazione agonistica, un atleta dovrebbe riuscire a dare il 100 per 100, ma non sempre ci riesce.

«La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni» [Pietro Mennea]
È il giorno di una gara importante. Come ho suggerito in altre Pillole, si parte dalla creazione della consapevolezza del momento, un fattore chiave di successo per raggiungere performance elevate, perché fa aumentare il senso di responsabilità personale. Poi c’è la fase di visualizzazione e riscaldamento mentale, in cui l’atleta fa montare la propria cattiveria agonistica e inizia a vedersi vincente, nel senso che sviluppa dentro di sé le condizioni per esprimere la sua massima prestazione. Infine, si passa alla creazione della bolla: tutto ciò che è utile, sta dentro; ciò che non serve e che non è riferito al momento presente, resta fuori.

In bolla, l’atleta pensa al successo e alla vittoria come a una concreta possibilità del suo “qui e ora” (che poi è la mia Regola 12) e sa che non mollerà mai, ossia ci crederà fino in fondo, neutralizzando con pensieri CCCP (argomento della prima sessione del videocorso Atleta Vincente) qualsiasi riferimento all’errore o al fallimento. Questo processo, tuttavia, non dà la garanzia che quell’atleta, nel momento clou, riesca davvero a tirar fuori tutto quello che ha. Nelle gare di breve durata, è molto più probabile che accada, mentre in quelle di resistenza, aerobica o lattacida che sia, occorre imparare a spingersi oltre la soglia del dolore.

Il mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, un vero e proprio manuale che rivela i segreti dell’atteggiamento mentale adottato dai Vincenti per raggiungere i loro traguardi: lo trovi su Amazon.it


Quando si inizia a provare la fatica vera, tanto ai 300 metri di un 400 quanto ai 30 chilometri di una maratona, nella testa dell’atleta mentalmente forte e preparato scatta il pensiero CCCP “posso farcela, voglio resistere”. La fatica, dunque, viene vissuta come un nemico da cui difendersi. In realtà, quel tipo di fatica, è soltanto un indicatore, una spia che si accende non oltre il 70% delle riserve di potenza utilizzate.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


Fai amicizia con la fatica estrema e con il dolore
La percentuale può essere diversa da disciplina a disciplina, ma è il messaggio che conta, più che il numero in sé. E il messaggio è foriero di un’informazione importante: è il momento di dare il massimo, più che resistere “semplicemente” alla fatica. A quel punto, l’induzione da trasmettere alla propria mente potrebbe essere un comando secco, come per esempio “Ora! ”, oppure “Fuori tutto! ”, ed esclamazioni simili, purché funzionino e vengano interpretate correttamente.

In altre parole, se l’atleta, con coraggio, all’arrivo del segnale di “allarme fatica” preme sul suo cruscotto il pulsante virtuale dell’overboost, proprio come nei motori turbo, sentirà sgorgare un’energia che nemmeno sapeva di avere e concluderà la gara in attacco, non in difesa!

Questo stratagemma, che funziona, te lo garantisco per lunga esperienza personale, tra l’altro consente di reinterpretare la fatica e di renderla quasi desiderabile, perché sai che quando arriva, sarà il segnale per “scatenare l’inferno” e ti premetterà di attingere a risorse che sono a disposizione soltanto in questo caso. Un po’ come la forza della disperazione, che, in certe condizioni di pericolo estremo, consente di compiere azioni al limite, se necessarie per sopravvivere o per salvare la vita a una persona cara.

Il superamento della soglia della fatica, quel momento in cui lo sforzo si trasforma in dolore, deve diventare un ancoraggio potente alle “riserve segrete”, quelle che ti daranno la spinta supplementare che potrebbe essere decisiva per la vittoria. È il motivo per cui gli Atleti Vincenti non solo convivono con il dolore provocato da allenamenti intensi e da gare estenuanti, ma addirittura ricercano tale dolore perché riescono a sublimarlo in piacere, ossia nella meravigliosa sensazione di aver svolto un ottimo lavoro. Con totale senso di responsabilità, senza rimpianti, senza alibi.

È il momento di agire!
Vuoi allenarti mentalmente per arrivare a sperimentare in modo graduale questa tecnica che, d’ora in poi, ti permetterà di dare sempre il 100 per 100? Intanto ti invito a leggere il mio libro, che contiene 47 strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita, poi contattami e ne parliamo… Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Domenica, 17 Giugno 2018 20:12

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