massimo binelli

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Pillole di Coaching

Domenica, 09 Giugno 2019 23:38

Come creare una routine potenziante (Scegli abitudini di successo)

Si può gestire la propria vita seguendo delle rigorose routine quotidiane senza diventare schiavi delle abitudini? Mi sono rivolto questa domanda non molto tempo fa, dopodiché mi sono preso il tempo necessario per darmi una risposta convincente, prima di mettermi a confezionare la nuova Pillola che nel contempo stava già prendendo forma nella mia mente. Cosa suscitano in te le parole “routine” e “abitudini”, delle quali ho parlato in varie occasioni?

Da abitudini negative a routine potenzianti
Se mi devo spostare da un punto all’altro della città, oppure se devo raggiungere una tappa fissa, quale il supermercato dove faccio la spesa settimanale o il campo di atletica dove mi alleno, percorro sempre una strada diversa, eppure la mia vita è regolata da routine imprescindibili: sveglia, meditazione... allenamento, lettura, scrittura, sessioni di coaching...

Posso quindi essere definito un tipo abitudinario? La risposta è no, anzi: sono nemico giurato delle cattive abitudini, quelle depotenzianti, che impediscono il cambiamento e l’evoluzione. Più volte, infatti, avrai letto la citazione del noto aforisma di Warren G. Bennis, quella specie di scioglilingua che dice così:

«Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai a ottenere quello che hai sempre ottenuto».


Ne ho parlato anche nella già richiamata Pillola 147, a proposito della sveglia alle cinque, ma anche nella Pillola 62, che riguarda quei due “sempre” contenuti nella frase...

Allora posso essere definito un tipo routinario? La riposta è ni!

È NO, se prendiamo per buona la definizione di routine negativa che si trova su qualsiasi vocabolario, ovvero, «Modo, ritmo di vita e di attività che si ripete giorno per giorno, sostanzialmente immutato, con senso di monotonia: routine di vita (faccio la solita routine: casa e ufficio), routine di lavoro, e lavoro di routine, ripetitivo e meccanico; una routine alienante».

È , invece, se diamo al termine routine un’accezione potenziante, tratta dal mondo dello sport e non ancora recepita dai vocabolari.

Nel mio libro, per esempio, la definisco «il rituale che un atleta ripete prima di iniziare una prova in gara o negli istanti che precedono una determinata azione, come la battuta nel volley o il servizio nel tennis», che diventa «un ancoraggio alla carica, alla concentrazione e alla reattività che gli occorrono in quel particolare momento agonistico».

Il mio libro “Atleta Vincente. Strategie e tecniche per diventare campioni nello sport e nella vita”, un vero e proprio manuale che rivela i segreti dell’atteggiamento mentale adottato dai Vincenti per raggiungere i loro traguardi: lo trovi su Amazon.it


Nel primo caso, quindi, il concetto di routine è sinonimo di abitudine negativa e soffocante, di vita incanalata in un vicolo cieco, senza via di scampo.

Nel secondo caso, invece, la routine è un momento rassicurante e di attivazione.

Ecco la fatidica domanda da cento pistole:

«Qual è il giusto mix tra routine e abitudini, per far sì che le prime non diventino maniacali, alla Furio, tanto per capirci, e le seconde non si trasformino in ripetizione automatica e alienante?».


Non ho una risposta valida per tutti e per tutte le stagioni. Posso però basarmi sulla mia esperienza personale e, visto che per me funziona, potremmo provare a replicarla, usandola come modello, che poi è il principio che sta alla base della ricerca dell’eccellenza: ripetere quello che funziona e smettere di fare ciò che non funziona.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


Routinari sì, ma con sgarro obbligatorio!
Le routine che funzionano, nel mio caso, sono quelle che adotto al mattino, ovvero: sveglia (e ormai sai a che ora), idratazione e igiene personale, 10 minuti; meditazione, 20 minuti; colazione, 20 minuti (sì, hai letto bene, 20 minuti, e se vuoi sapere perché, clicca qui); ultime operazioni di igiene e vestitura, 10 minuti. Un’ora esatta, dopodiché inizio a dedicarmi agli appuntamenti.

“O mental coach, e non vorrai mica dirmi che hai appuntamenti a partire dalle sei del mattino?”.


Certo, e sai chi è il primo e più fedele cliente antelucano? Un certo Trinelli, una mia vecchia conoscenza, che merita rispetto più di qualunque altro cliente, e non me ne vogliano coloro che vengono dopo di lui...

IO sono il mio cliente più importante, quindi se devo dedicarmi a qualcosa di altrettanto importante, come scrivere il testo di questa Pillola, per esempio, prendo un appuntamento con me stesso, e lo rispetto esattamente come rispetterei l’appuntamento con il mio commercialista o con il mio avvocato.

Ecco che la mia routine, dopo la prima “ora sacra”, può prevedere un’altra ora dedicata all’organizzazione del tempo, alla lettura, allo studio, alla scrittura e a ogni altra attività che rientra nelle mie priorità, in termini di importanza e urgenza. Senza un impegno formale preso con me stesso, mi ritroverei a cazzeggiare e il tempo volerebbe via fino all’ora di un appuntamento fissato da un cliente che paga (perché Trinelli, tra l’altro, non mi paga…).



Riguardo alle abitudini, di contro, ho scelto di rispettare in modo rigoroso (seppure concedendomi “sgarri obbligatori”) quelle inerenti allo sport, all’alimentazione e al benessere. Tutte le altre attività cerco di renderle meno abitudinarie possibili. Certe volte mi ritrovo a impugnare la forchetta o il cucchiaio con la sinistra, tanto per capirci, giusto per trovare nuovi stimoli creativi e non fare impigrire la mente. Lo stesso vale per l’atto di lavarsi i denti, cambiare sempre percorso in auto o a piedi e così via.

Questo, a mio giudizio, è un compromesso accettabile tra il vivere alla bohémien e il vivere alla Furio. Si tratta solamente di bilanciare bene, in armonia con il proprio stile di vita, i due comportamenti. Tra l’altro, è noto che alcuni dei più prolifici artisti e intellettuali degli ultimi secoli fossero dei maniaci delle routine, così come è altrettanto noto che anche molti uomini di potere e di successo siano degli orologi svizzeri, nel rispettare i loro tempi vitali. La passeggiata mattutina rigorosamente silenziosa, da casa al lavoro, di Enrico Cuccia, il potente e inavvicinabile ex presidente onorario di Mediobanca, scomparso nel 2000, è un esempio che vale su tutti.

Chiudo con la citazione di una frase di Hal Elrod, l’autore del bestseller “The Miracle Morning”, che ti consiglio di leggere:

«Il modo in cui ci si sveglia ogni giorno e la routine mattutina che si segue (o l’assenza di essa) si ripercuotono profondamente sui livelli di successo che si possono raggiungere nei vari aspetti della vita».


È il momento di agire!
Ti piacerebbe imparare a esprimere il tuo 100 per 100 grazie a ruotine potenzianti e abitudini di successo? Contattami e ne parliamo! Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

 

Ultima modifica il Domenica, 09 Giugno 2019 23:38