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Pillole di Coaching

Lunedì, 13 Luglio 2015 06:58

Mettiti nei miei panni (La prospettiva dell’Altro per gestire i conflitti)

Mettiti nei miei panni (La prospettiva dell’Altro per gestire i conflitti)

Quante volte ti è capitato di sentirti dire, magari a mo’ di rimprovero perché stentavi a capire le dinamiche di una certa situazione, “prova a metterti nei miei panni”? E tu hai mai provato a “cambiare prospettiva”, per entrare davvero in sintonia con un’altra persona?

Pnl, ovvero Prospettive, Posizioni e Mappa del Mondo
Faccio una premessa importante, utile per capire cosa intendo quando parlo di “prospettiva”. In Pnl, la Programmazione Neuro Linguistica, si parla di “posizioni”, ossia di prospettive o punti di vista, da cui si osserva e si percepisce con tutti i sensi una situazione, quale può essere una relazione, un conflitto, un confronto. Nel coaching si usa molto la prospettiva, ad esempio per far sì che il cliente (il coachee) possa valutare gli effetti del suo comportamento mettendosi nei panni di un’altra persona, che potrebbe essere il suo capo, il suo allenatore o il partner.

La prima posizione è quella in cui viviamo l’esperienza dentro il nostro corpo, quando guardiamo il mondo con i nostri occhi, come potrebbe essere il caso di un video ripreso con una telecamera piazzata sulla nostra fronte.
La seconda posizione è quella in cui “entriamo” nel corpo di un’altra persona e ci guardiamo con i suoi occhi, ossia con la videocamera sulla sua fronte.
La terza posizione, infine, è quella dell’osservatore esterno, che guarda protagonista e interlocutore con i suoi occhi.

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Quando siamo in prima posizione, nel mondo dell’“IO”, i nostri sensi, e in particolare la vista e l’udito, percepiscono i segnali dell’ambiente attraverso i nostri filtri, i nostri schemi. In Pnl si dice tramite la nostra “mappa del mondo”. Se ci poniamo in seconda posizione, invece, dobbiamo compiere lo sforzo di osservare la situazione, e soprattutto noi stessi, con gli occhi dell’altra persona, per cercare di capire come ci percepisce e perché reagisce in un modo e non in un altro, come magari noi vorremmo, al nostro comportamento.

Ora che ho chiarito cosa si intende per “posizioni”, riporto un paio di esempi.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


Gli atleti ribelli
Il primo esempio è tratto dalla mia esperienza in ambito sportivo. Ci sono atleti che a un certo punto della loro carriera sviluppano una forma di insofferenza nei confronti dell’allenatore. Ad ogni indicazione reagiscono con uno sbuffo, con gli occhi al cielo, con un gesto non proprio elegante e così via. L’allenatore può interpretare questi segnali come una mancanza di rispetto nei suoi confronti, dovuta a un eccesso di confidenza, e il conflitto rischia di crescere fino a livelli di guardia molto pericolosi. Cosa può fare il coach in questi casi? Se è il coach dell’atleta (ma il discorso vale anche nel caso in cui sia il coach dell’allenatore o di entrambi), invita l’atleta stesso a svolgere un esercizio. Per aiutarsi, può usare due sedie, una per marcare la sua posizione, ossia la prima; l’altra per rappresentare la posizione dell’allenatore, ossia la seconda. Mettersi nei panni dell’allenatore vuol dire sedersi nella sedia della seconda phttps://www.amazon.it/gp/product/1535077956/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&tag=massimobit-21&camp=3414&creative=21718&linkCode=as2&creativeASIN=1535077956&linkId=a3d2c2dd232ebd0bfc17a92e94b38db8osizione e iniziare a percepirsi, facendo uso della visualizzazione guidata, con la vista, l’udito, le sensazioni cenestesiche (quelle della “pancia”), le convinzioni e la cultura dell’allenatore. Come ti vede l’allenatore quando sbuffi? E quando alzi lo sguardo al cielo? O ancora quando fai un gesto con la mano che potrebbe essere interpretato come un “vaffa”? Cosa faresti se fossi nei suoi panni? Cosa ti diresti? Che significato assume il tuo comportamento secondo il modello del mondo del tuo allenatore? A quel punto il coach, usando tecniche che i cultori della Pnl ben conoscono, induce un cambiamento, poi invita l’atleta a tornare nella sua posizione e a modificare il comportamento sulla base dei segnali preziosi che ha ricevuto quando era nei panni del suo allenatore. Si tratta di un esercizio di grande potenza, se condotto da un coach esperto.

Accordare il… discordante
Il secondo esempio deriva dalla mia esperienza in ambito aziendale. Cosa succede quando un manager intende introdurre un cambiamento di grande portata, necessario per la sopravvivenza dell’azienda stessa, e salta fuori il solito bastian contrario che rema contro e aizza i colleghi a ribellarsi? Accade che una simile situazione, se non viene gestita, rischia di far implodere il gruppo su se stesso, provocando danni irreparabili all’organizzazione, che qui identifico come “sistema vivente”, di cui ho già parlato. E cosa può fare il coach? Il coach, che non ha certo il compito di giudicare la bontà del progetto, può usare la tecnica della domande per aiutare il “discordante” a far emergere le ragioni della contestazione ad ogni costo. Ecco alcune delle possibili domande:

“Cosa potrebbe fare il tuo capo per far sì che la soluzione proposta sia migliore per te e per gli altri?”.
“Quali criteri stai usando per formulare il tuo giudizio?”.
“Se tu fossi un esperto chiamato per risolvere questo problema, cosa faresti al suo posto?”.
“Mettiti nei panni del capo: come ti comporteresti, nella sua posizione, di fronte alla tua reazione?”.

Domande potenti, che possono portare alla soluzione di situazioni altrimenti incontrollabili. In questo secondo esempio, può essere usata efficacemente anche la terza posizione, quella del consulente esterno, per far sì che il soggetto abbia una visione distaccata delle dinamiche dell’intero gruppo formato da manager e subordinati.

È il momento di agire!
Sei un atleta, un allenatore, un manager, un uomo o una donna con problemi di relazione e vuoi saperne di più sul coaching applicato alla gestione dei conflitti e delle situazioni difficili? Contattami e ne parliamo… Che ne pensi di lasciare proprio tu il primo commento qui sotto? Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

 

Ultima modifica il Lunedì, 22 Maggio 2017 14:44

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