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Lunedì, 01 Agosto 2016 05:38

La trappola delle “misure” (Concentrati solo sulla tua prestazione)

La trappola delle “misure” (Concentrati solo sulla tua prestazione)

Nelle discipline sportive dove gli atleti si confrontano su distanze da percorrere, serie da completare o punteggi da raggiungere, le “misure ufficiali” creano assuefazione e diventano barriere mentali, soprattutto in allenamento, all’approssimarsi delle quali si innesca la profezia che si autoavvera. Per questa ragione, dobbiamo ingannare la nostra mente.

Il vero nemico è nella tua testa
Ricordi cosa dicevo nella Pillola 86, a proposito del “muro del trentesimo chilometro”, noto anche come “muro della maratona”? Il podista teme il muro, se lo aspetta, cerca di non pensarci, ma in realtà si logora e quando arriva, per effetto della profezia che si autoavvera, è già mentalmente sfinito.

Questo processo si ripete in tutti i casi in cui l’atleta si confronta con misure standard, come ad esempio 100, 200 e 400 metri per un velocista; 5.000 e 10.000 metri per un fondista; serie da 25 piattelli per un tiratore; e così via.

Su questi numeri si fissano ancoraggi negativi potenti, che vanno opportunamente disinnescati, perché l’atleta ogni volta che deve confrontarsi con la “sua” misura inizia a rivivere dentro di sé tutta la sofferenza fisica e mentale che tale prova comporta, a discapito della prestazione e delle riserve di energia nervosa.

Qual è il trucco per ingannare la mente ed evitare l’autosabotaggio?


Per ogni disciplina occorre individuare la soluzione adatta
, che esiste, te lo assicuro, e ogni bravo allenatore la conosce, anche se il più delle volte la applica senza dare la giusta enfasi al perché è importante mettere in atto tali stratagemmi.

Parto dall’atletica. Per un velocista, il segreto è quello di lavorare sulle cosiddette distanze spurie, limitando al minimo indispensabile le prove sulle distanze ufficiali, che innescherebbero l’ansia da prestazione, un vortice di pensieri negativi e di confronti con i tempi ottenuti in gara difficili da controllare. Dunque, ci si può allenare su 90 o 110 metri, per quanto riguarda i 100. Oppure sui 180 o 220 metri, per i 200. E ancora sui 350 metri per i 400. Naturalmente con variazione continua, altrimenti l’ancoraggio si fissa sulle nuove distanze.

Su queste misure, la mente viene disorientata e il corpo perde i propri riferimenti sensoriali, con il risultato che l’atleta riesce ad esprimere una prestazione più naturale, meno contratta, meno carica di aspettative, e generalmente più efficace rispetto alla prova regolare. Questo approccio vale pure per il mezzofondo e per il fondo.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


Come superare la paura dell’errore
Riguardo a discipline che al posto di una distanza da percorrere prevedono un punteggio da raggiungere, invece, occorre adottare un approccio basato unicamente sul punteggio. Tra i tanti casi che potrei citare, scelgo il tiro a volo, sia perché seguo molti atleti e tecnici che lo praticano ad alto livello, sia perché di recente ho affrontato l’argomento con Alessandro Nicotra di San Giacomo, ex atleta e attuale allenatore della Nazionale Egiziana di trap che prenderà parte alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

A beneficio di chi non conosce questo sport, è utile ricordare che nel tiro a volo gli atleti affrontano serie successive formate da un certo numero di piattelli da abbattere. Nella specialità del trap, la fossa olimpica, si tratta di serie da 25 piattelli. Ebbene, all’avvicinarsi della fine della serie, sale la tensione e cresce la paura dell’errore, soprattutto se fino a quel momento il tiratore non ha incassato nemmeno uno “zero”, che in gergo significa bersaglio mancato.

Più di una volta, lavorando sul modo migliore per restare nel presente, evitando cioè di pensare al risultato finale, mi sono sentito dire che se la serie fosse da 30, a 25 ci si arriverebbe con facilità e lo zero scapperebbe al 27 o al 28, ma siccome la serie è da 25, l’errore viene fuori immancabilmente al 23 o al 24.

Attenzione a non far scoppiare la bolla
Il suggerimento, sperimentato con successo, è stato quello di ingannare la mente immaginando “serie spurie”, più corte o più lunghe di quelle ufficiali. La fase successiva, ha comportato un ulteriore lavoro mentale: considerare ogni serie come formata da tante mini serie, ad esempio da 5 piattelli. Ciascun tiratore ha affermato di non avere alcun problema a immaginare di “fare 5”, dunque si trattava “semplicemente” di fare tante volte 5.

Portando al limite estremo questo spezzettamento della paura di sbagliare, si può addirittura immaginare che una serie sia formata da 25 serie di 1 piattello ciascuna. In questo modo abbiamo la massima espressione del principio del “qui e ora”, della consapevolezza che porta a dire a sé stessi che ogni sparo ha la stessa importanza di tutti quelli che l’hanno preceduto e di tutti quelli che seguiranno, compresi il ventiquattresimo e il venticinquesimo, e si ottengono risultati straordinari.

La consapevolezza, la concentrazione e la “bolla” sono argomenti ampiamente trattati e sviluppati nel percorso Atleta Vincente, al quale ti puoi iscrivere per affrontare le prime tre sessioni gratis.

È il momento di agire!
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Ultima modifica il Mercoledì, 31 Agosto 2016 06:07

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