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Lunedì, 09 Gennaio 2017 07:20

Come affrontare la “solitudine” (Impara a dialogare con il tuo corpo)

Come affrontare la “solitudine” (Impara a dialogare con il tuo corpo)

Se mi segui già da un po’, ormai avrai capito che quando nei miei video indosso la maglia dell’Atleta Vincente parlo di sport, mentre quando affronto temi di crescita personale, applicabili nella vita in generale, porto una camicia. Lo faccio per dare un’informazione a colpo d’occhio dell’argomento che tratterò nella Pillola. Dunque, ora che mi vedi in divisa sportiva, nell'immagine di corredo a questa notizia, ti starai giustamente chiedendo che c’entri la solitudine con lo sport, non è così? Ottima domanda!

La solitudine dei... primi!
Se pratichi da tempo uno sport individuale, come l’atletica leggera, il nuoto o il golf, ti sarai reso conto che la tua solitudine è aumentata in modo proporzionale al crescere del tuo livello di prestazione. Di solito, da ragazzi si inizia a praticare sport in compagnia, e ci si diverte. Dopo qualche tempo, se nel centro sportivo c’è un allenatore sveglio, i più bravi e promettenti vengono separati dal gruppo, per essere seguiti da vicino, con un programma di lavoro personalizzato.

Alcuni di questi, infine, diventano dei campioni e da quel momento rischiano di ritrovarsi completamente soli, perché la personalizzazione del loro lavoro diventa estrema. Trascorrono ore, giornate, settimane, mesi e anni in solitudine, su una pista o per strada, in una vasca o su un prato. Non c’è più nessuno che possa allenarsi con loro, perché nessuno regge il loro carico di lavoro. Se hai visto la fiction dedicata a Pietro Mennea, la Freccia del Sud, e ricordi del suo Natale trascorso a Formia, hai capito perfettamente a cosa mi riferisco. Se invece te la sei persa, ecco le parole di Pietro, riportate in un’intervista rilasciata a Emanuela Audisio per ‘la Repubblica’, il 3 giugno 2012:

«La mia crescita sportiva è stata lenta e costante, ma da ragazzo del sud nel ‘72 sono dovuto emigrare. Al centro federale di Formia: 350 giorni di allenamento all’anno. Stavo lì pure a Natale e Pasqua. Da solo. Vent’anni ad acqua minerale, e nemmeno gassata, il professor Vittori non voleva. Il complimento più bello me lo hanno fatto i vecchi custodi, la famiglia Ottaviani, che hanno dichiarato: ce n’era solo uno che in tuta entrava al campo di mattina e usciva di sera».


In quel “Da solo”, punto!, era racchiusa tutta la sua solitudine, ma è una solitudine che da acerrima nemica pian piano può, anzi, deve, diventare una fedele alleata e compagna. Questa metamorfosi, tuttavia, non è né semplice né scontata, e lo attestano i tanti messaggi che ricevo, inviati da atleti che soffrono per il fatto di non riuscire a trovare nessuno con cui allenarsi e mi chiedono consigli per riuscire ad avere sempre la motivazione giusta.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


Il valore del silenzio consapevole
Qualche giorno fa, tramite WhatsApp mi è arrivato lo sfogo di un golfista che sto seguendo, che chiamerò Diego, perché il suo vero nome è facilmente riconoscibile, e le sue parole mi hanno colpito, perché uscivano dal solito cliché. Ecco cosa mi ha scritto Diego, testualmente:

«Ciao Massimo, sto partecipando a una gara nazionale, a Roma, e sono soddisfatto di come riesco a gestire le emozioni. Il problema è che anche oggi (e capita spesso) mi trovo con delle persone che bestemmiano, si arrabbiano e non ti rivolgono mai la parola in cinque ore di gara. Questo atteggiamento mi disturba, perché faccio fatica a stare per tanto tempo senza scambiare nemmeno una battuta. Cosa devo fare perché questa situazione non mi turbi e non mi tolga la serenità? Grazie».


A Diego ho dato una risposta personalizzata e sintetica, facendo riferimento a tecniche già apprese lungo il percorso Atleta Vincente (e ne approfitto per informarti che puoi iscriverti con un clic e provare tre sessioni gratis!). In questa Pillola, invece, la prendo un po’ più alla larga, affinché l’esperienza di Diego sia utile a tutti gli atleti, soprattutto a quelli che (ancora!) non seguo. E a buon intenditor…

Ricordi cosa dicevo a proposito delle parole inutili? Dicevo che sono velenose e intossicano la mente tanto di chi le pronuncia quanto di chi le subisce. Purtroppo chi sbraita, si lamenta o, peggio, bestemmia, è convinto che sfogarsi con qualcuno, anche con il suo dio, lo faccia star meglio, lo aiuti a scaricare le tensioni, ma sappiamo che non è così. Rimuginare su un problema o su un errore non fa altro che tenerci ancorati al problema o a un errore appena commesso e ci impedisce di vivere nel presente, nel “qui e ora”, e di pensare alla soluzione e non al problema.

Questa riflessione vale per chi è intrappolato nel vortice della sua negatività, ma cosa può fare chi si trova costretto, suo malgrado, a subire la pesantezza altrui? E come deve affrontare la propria solitudine l’atleta che in allenamento, ogni giorno, fatica, suda e soffre da solo senza poter scambiare una battuta con nessuno, proprio come è capitato a Diego?


Bisogna adottare l’atteggiamento del grande Mennea, ossia si deve entrare in un’altra dimensione, la dimensione del silenzio consapevole. Per farlo, occorre spostare la nostra attenzione dall’esterno, pieno di rumori e di parole inutili o di silenzi che stordiscono, verso l’interno, verso il nostro corpo, ricco di suoni e sensazioni meravigliose. Dobbiamo imparare ad ascoltare il fluire del respiro, il battere ritmato del cuore, ed è importate riuscire a dialogare con ogni muscolo, sentirlo contrarre e poi rilassarsi ogni volta che gli chiediamo di produrre energia. E mentre ascoltiamo il nostro cuore e seguiamo il nostro respiro, dobbiamo entrare in sintonia con il corpo che esegue il movimento e giudicare se è proprio come lo visualizziamo nella nostra mente o se dobbiamo limare qualcosa.

Tanto la gara di golf di Diego, durata cinque ore, quanto un allenamento di due ore devono diventare una piacevole meditazione. In entrambi i casi possiamo imparare a costruire la nostra “bolla” (argomento dell’ottava sessione del mio videocorso Atleta Vincente), eliminando, per sottrazione, tutto ciò che non ci è utile. Ecco che come per magia il silenzio e la solitudine smettono di turbarci, di toglierci la serenità, di farci paura e si trasformano in un meraviglioso esercizio di consapevolezza.

È il momento di agire!
Sono molti gli esercizi che potremmo fare assieme per imparare l’arte del silenzio consapevole e per costruire la nostra bolla. Ti va di scoprirli e di sperimentarli? Contattami e ne parliamo. Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

 

Ultima modifica il Lunedì, 09 Gennaio 2017 07:20

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