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Lunedì, 11 Settembre 2017 18:12

Capire al posto di criticare (La critica torna sempre indietro)

Capire al posto di criticare (La critica torna sempre indietro)

Nello scaffale della tua libreria dedicato ai testi di crescita personale, c’è il capolavoro immortale di Dale Carnegie, “Come trattare gli altri e farseli amici”? È un libro del 1937, che si è conquistato un posto nella storia dell’editoria come uno dei primi best seller internazionali di tutti i tempi. Si stima che ne siano state vendute oltre 15 milioni di copie e questa edizione di Bompiani è stata revisionata nel 2017 per rendere più attuali e comprensibili alcune parti. Nell’introduzione, l’autore dà al lettore “nove consigli per ottenere il meglio da questo libro” e dal quinto cito testualmente: «… se volete trarre un beneficio davvero durevole, … non illudetevi che basti dargli una scorsa veloce una sola volta. Dopo una prima lettura, bisognerà che dedichiate ogni mese qualche ora del vostro tempo a rileggerlo». Ebbene, l’ho ripreso in mano nei giorni scorsi e mi sono reso conto che, per avere successo, essere gentili non basta, occorre anche imparare a capire gli altri, al posto di criticarli, perché la critica è come un boomerang: più la scagli con forza e più torna indietro con altrettanta energia.

Fatti le critiche tue e campi cent’anni
Nella Pillola 109, che ti invito a rileggere, dicevo che un urlo, reale o virtuale che sia, fa chiudere qualsiasi canale di ascolto e alza una barriera impenetrabile, mentre la gentilezza, adottata dalla Persona Vincente come stile e registro comunicativo, non come strategia per ammorbidire, manipolare o compiacere l’altra parte, crea le premesse per un dialogo civile e costruttivo.

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La gentilezza è certamente un fattore di successo, ma da sola non è sufficiente per “farsi amici gli altri”, giusto per parafrasare il titolo del libro di Carnegie. Per trattare con il prossimo, partner, figlio, concorrente, avversario o illustre sconosciuto che sia, occorre evitare di criticare. «Con la critica – scrive Carnegie – non solo non si riesce a correggere gli errori della gente, ma si suscita risentimento».

Prova a pensare all’ultima volta in cui hai ricevuto una critica per il tuo operato, motivata o meno che sia stata: come hai reagito? Probabilmente hai mantenuto l’attenzione sul problema, cercando di controbattere o di giustificare il tuo comportamento, ma ciò non ha contribuito in alcun modo a migliorare la situazione, vero?


In altre parole, il focus è rimasto sul problema, non sulla possibile soluzione, senza contare che la critica, se è feroce, ferisce e suscita sentimenti di rivalsa che possono durare tutta la vita. E il bello è che siamo tutti pronti a criticare, ma accettiamo malvolentieri le critiche che pungono noi stessi nel vivo!

Prima di partire lancia in resta per sferrare un attacco nei confronti di qualcuno, orale o scritto che sia, rivolgiti questa semplice domanda: “Cosa avrei fatto al suo posto?”. «Non lamentatevi della neve sul tetto del vostro vicino, se non l’avete ancora spalata via dal vostro uscio», diceva Confucio, il che è come dire che prima di tentare di cambiare gli altri, criticando il loro operato, è importante iniziare a cambiare noi stessi. Rifletti un attimo prima di giudicare questa affermazione, anzi: sospendi il giudizio, come ti invitavo a fare nella Pillola 51.

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Parla sempre bene degli altri e campa altri cent’anni
Nell’attesa che tu legga il libro, per poi commentarlo con me, se ne avrai voglia, ti invito a svolgere un esercizio. Prendi spunto da questa rivelazione di Benjamin Franklin, passato alla storia come un abilissimo diplomatico:

«Non parlo male di nessuno e dico di tutti tutto il bene possibile».


Dale CarnegieÈ facile mettere alla gogna qualcuno, soprattutto adesso, 80 anni dopo l’uscita del capolavoro di Carnegie, in cui basta un post o un video su uno dei tanti social per demolire una persona, mentre è molto difficile mettersi nei panni degli altri e capire, per non parlare di quanto sia difficile elargire apprezzamenti genuini e sinceri, non è così?

Ora torna con la mente ad almeno cinque situazioni in cui hai recriminato per un torto, hai condannato un’azione ritenuta scorretta nei tuoi confronti, hai criticato ferocemente chi ha sbagliato, e rivolgiti queste tre domande.

  1. In quell’occasione, cosa avrei potuto non fare, e cosa sarebbe cambiato?
  2. Cosa avrei potuto fare in modo diverso, e cosa sarebbe cambiato?
  3. La prossima volta in cui mi dovessi trovare in una situazione simile, come potrei comportarmi?

Se gli effetti del tuo comportamento continuano a farsi sentire ancora adesso, magari con un sottofondo di senso di colpa o, peggio, di rimorso, come spiego nella Pillola 97, che ti invito a rileggere, assumiti una volta per tutte la responsabilità dell’accaduto e domandati “cosa posso fare ora” al posto di tormentarti con un inutile “cosa avrei potuto fare allora”. In altre parole, usa in modo positivo l’energia del senso di colpa e agisci per riparare al danno commesso, nei limiti del possibile, e per evitare che un simile errore possa ripetersi in futuro.

Con un adeguato allenamento mentale, possiamo imparare ad ascoltare e a capire al posto di condannare a priori, un atteggiamento che genera benevolenza e simpatia al posto di produrre l’innalzamento di barriere impenetrabili, che isolano sempre di più, fino a portare alla solitudine assoluta.

È il momento di agire!
Se vuoi saperne di più, intanto ti invito a leggere anche il mio libro, che contiene 47 strategie per diventare campioni nello sport e nella vita, poi contattami e ne parliamo! Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

Ultima modifica il Lunedì, 11 Settembre 2017 18:12

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