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Domenica, 22 Gennaio 2017 23:08

Attenzione ed Emozioni (Focalizza la tua concentrazione)

Attenzione ed Emozioni (Focalizza la tua concentrazione)

Nella terza sessione del videocorso Atleta Vincente, spiego che esiste un legame molto solido tra consapevolezza, attenzione e concentrazione, perché grazie al processo della consapevolezza sei saldamente nel presente, utilizzi il filtro dell’attenzione per setacciare le informazioni che ti bersagliano da ogni fronte e le organizzi tramite la concentrazione per tradurle nella migliore azione possibile. Dunque è la consapevolezza che potenzia la nostra intenzione di prestare attenzione alle cose che riteniamo importanti per noi, e più intensa è l’attenzione, più efficace è la nostra azione. Ma ti sei mai chiesto cos’è che attira davvero la tua attenzione?

“Storie di tutti i giorni...”
Per rispondere alla domanda, ti racconto una… storia, e tra poco capirai perché mi soffermo su questa parola. Ai seminari del mio Atleta Vincente Tour, che tengo in tutta Italia, non uso presentazioni con effetti speciali, solo diapositive essenziali, e qualche video. Eppure riesco a tenere alta l’attenzione dei partecipanti per ore, e nei questionari di soddisfazione leggo sempre commenti riferiti al poco tempo a disposizione, un tempo che vola senza nemmeno uno sbadiglio. Se non ci credi, iscriviti alla prossima tappa, vale la formula “soddisfatti o rimborsati”!

E sì che quando sono io a partecipare a un evento, se va bene mi cala la palpebra dopo 20 minuti, se va male dopo 5! “Perché anche oggi mi addormento?”, mi chiedo ogni volta che mi capita, ed è frequente che accada, visto che sono iscritto all’albo di un ordine professionale, ragione per cui devo sorbirmi la formazione obbligatoria.

Mi addormento perché non c’è quasi mai alcun coinvolgimento emotivo. Eppure il relatore è quasi sempre il massimo esperto in materia, proietta diapositive spaziali, sforna una quantità enorme di informazioni, ma è l’unico a godere della sua bravura e della sua sapienza, non si preoccupa minimamente di creare un aggancio con chi è venuto ad ascoltarlo. La sua comunicazione è a senso unico, si parla addosso e basta.

È per questa ragione che io, fin dal mio primo intervento in pubblico, ormai tanti anni fa, ho deciso di adottare un registro diverso. Ho scelto, in modo consapevole, di trasferire contenuti raccontando storie, creando stimoli sensoriali e, soprattutto, facendo nascere emozioni. Ecco perché poco fa mi sono soffermato sulla parola storia.

Vuoi che te la racconti io? Ok, clicca e guarda il video...


“Tu chiamale, se vuoi, emozioni...”
Uno dei massimi esperti di tecniche mnemoniche efficaci, Gianni Golfera, che ho conosciuto di persona, ha inventato l’acronimo EMAICE (e se mi segui da tempo, sai quanta importanza do agli acronimi!): E MAI CE lo dimentichiamo, se recepiamo un’informazione, o se la creiamo nella nostra mente con la visualizzazione, in armonia con quattro requisiti, Esagerazione, Movimento, Associazione Inusuale e Coinvolgimento Emotivo. EMAICE, appunto.

L’esempio che fa Golfera è quello dell’attentato alle Torri Gemelle del 2001, che abbiamo ben impresso nella memoria a lungo termine, perché si è trattato di un evento esagerato nella sua portata, ci ha colpito per il movimento e lo schianto degli aerei, per la caduta delle persone nel vuoto, per il crollo delle torri e per la fuga disperata tra la polvere, tutti elementi associati in modo decisamente inusuale, che hanno avuto un forte impatto emotivo. Io ricordo perfettamente dov’ero, con chi ero e cosa stavo facendo 15 anni fa, quando la notizia iniziò a diffondersi e ci spinse a mollare tutto e a restare incollati davanti alla tv. Anche tu ricordi dov’eri e cosa facevi, l’11 settembre 2001, vero?

Ho attirato il tuo interesse, almeno finora? Credo di sì, e di sicuro ho stimolato la tua attenzione. Ora però, probabilmente, ti starai chiedendo dove voglio andare a parare. Il mio scopo era farti sperimentare un principio di funzionamento essenziale della nostra mente, questo:

le emozioni, soprattutto se inserite in una storia coinvolgente, attraggono l’attenzione.


In altre parole, un evento emotivamente intenso, che abbiamo vissuto o che sperimentiamo nella nostra mente grazie alla potenza della visualizzazione (e al proposito ti ricordo che il cervello non è in grado di distinguere un evento reale da un evento intensamente immaginato), viene memorizzato e provoca effetti positivi ben più incisivi di qualunque altro avvenimento vissuto o visualizzato senza coinvolgimento emotivo.

Come possiamo sfruttare questa caratteristica della nostra mente?


Possiamo allenarci a vivere ogni momento della nostra vita con grande partecipazione, assaporandone tutte le emozioni che ci regala. Grazie alle emozioni, rendiamo unico quel momento e facciamo in modo che la nostra attenzione filtri soltanto ciò che serve. L’attenzione mirata permetterà così alla concentrazione di focalizzarsi e di organizzare in modo efficace le energie mentali.

In virtù del processo che pone in stretta relazione la consapevolezza, le emozioni, l’attenzione e la concentrazione, con un adeguato allenamento mentale possiamo riuscire a trasformare in un’esperienza coinvolgente qualsiasi frangente della nostra vita personale, lavorativa o sportiva. Persino l’incontro con una persona che non conosciamo può diventare unico e magico, affinché il nome e il volto di quella persona vengano associati a un’emozione e finiscano immediatamente nella memoria a lungo termine, al posto di svanire dopo 10 secondi.

Concentrazione 1 - Multitasking 0
Ma c’è anche un piacevole effetto collaterale: la concentrazione frutto dell’attenzione selettiva, a sua volta generata dal coinvolgimento emotivo, è un potentissimo antidoto contro un veleno mortifero, che si chiama multitasking! Ti ricordo (e nel corso dei mei seminari lo dimostro con un simpatico esercizio) che l’essere umano non è multitasking: crede di poter fare più cose contemporaneamente, ma è un’illusione. Il cervello umano è progettato per essere sequenziale, ossia sa fare una sola cosa per volta, se quell’attività richiede attenzione, e chi si ostina a continuare a lavorare su più cose in parallelo in realtà impiega più del doppio del tempo che gli servirebbe se svolgesse gli stessi compiti in sequenza.

Se diventiamo consapevoli di questa trappola, per evitarla, ogni qualvolta ci rendiamo conto che stiamo facendo due cose contemporaneamente, possiamo mettere in atto un esercizio di consapevolezza, far emergere le emozioni, attivare l’attenzione selettiva e, finalmente, concentrarci su una sfida per volta.

È il momento di agire!
Ti assicuro che è tutto più facile di quel che possa sembrarti, perché con un adeguato programma di coaching e di allenamento mentale, in breve tempo si fanno emergere risorse personali straordinarie e si ottiene un significativo miglioramento dell’efficienza, in tutti i campi della nostra vita. Se vuoi saperne di più, contattami e ne parliamo. Come dico sempre, “alza le chiappe dal divano e muoviti, fai il primo passo verso il tuo obiettivo”, e anche rompere il ghiaccio con un’opinione o una domanda è un modo per uscire dal torpore e passare all’azione, non credi? ;)

 

Ultima modifica il Domenica, 22 Gennaio 2017 23:11

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